di Marco Torricelli
Ci sarebbe anche un problema di interpretazione delle norme – con la giunta Polli che avrebbe ribaltato, rispetto alla precedente – alla base della vicenda che ha portato l’intera giunta provinciale di Terni ad essere indagata, insieme a dirigenti e funzionari dello stesso ente.
Letture diverse La vicenda, legata alla ‘stabilizzazione’, cioè all’assunzione a tempo indeterminato di 17 lavoratori precari, aveva preso avvio da una serie di iniziative della Uil ternana, che contestava il metodo utilizzato e, soprattutto, l’interpretazione della norma che prevedeva la possibile stabilizzazione dei precari che avessero maturato un minimo di tre anni di contratto alla data del 27 settembre del 2009 ed aveva portato alla ribalta il caso di un precario – Paolo Sbarra – che i tre anni li aveva maturati il giorno successivo ed era stato, per questo, lasciato fuori, tanto che poi perse il posto. Ma non solo. Perché – era una delle critiche mosse dal sindacato – nei tre anni conteggiati dalla provincia sarebbero stati inseriti anche i periodi nei quali alcuni degli ‘stabilizzati’ aveva lavorato presso l’ente con contratti atipici.
Concorsi annullati Se «le istanze dei lavoratori precari sono legittime e noi stessi ce ne siamo fatti carico – dicono al sindacato – non possono essere disconosciute quelle di chi, avendo preso parte a dei concorsi, era in attesa di chiamata, come quelle dei disoccupati che speravano nei due concorsi banditi, per i quali erano state inviate oltre 500 domande e che sono stati annullati in seguito alle assunzioni decise dalla giunta Polli». E, allora, lanciarono l’offensiva perché, dissero allora: «Gli enti locali non possono assumere come gli pare».
Assessori e dirigenti Da palazzo Bazzani – il presidente Polli starebbe pensando ad una conferenza stampa chiarificatrice – intanto filtra una possibile ulteriore chiave di lettura che tenderebbe a scindere le posizioni della giunta da quelle dei dirigenti: «Non per scaricare le eventuali responsabilità – si sussurra – ma per definire meglio quelli che sono i compiti di indirizzo spettanti a presidente ed assessori, da quelli esecutivi che, invece, sono di competenza dei dirigenti». Motivazione che potrebbe essere utilizzata – visto che nella sede della Provincia ci si dice certi di aver rispettato per intero le regole – soprattutto per le accuse di mobbing, materia scivolosa e di difficile lettura.

