di Fabio Toni
Il cerchio ha iniziato a stringersi un istante dopo la coltellata. Nel giro di poche ore gli inquirenti sono riusciti a dare un nome e un volto agli aggressori del 35 dominicano, colpito all’addome mercoledì notte poco prima delle una, nella centralissima via Fratini. Il fermo di polizia è scattato nei confronti di due cittadini albanesi, il 30 enne D.M. e la sua compagna, S.S. di 19 anni.
Le testimonianze I due sono stati individuati grazie alle testimonianze raccolte sul posto dagli agenti della Volante e quella, decisiva, dell’aggredito. Quest’ultimo, in prognosi riservata ma fuori pericolo, è stato in grado di fornire indicazioni importanti circa i suoi aggressori: «Li conosco – ha riferito agli inquirenti – vivono in centro ma non ricordo il nome».
Il debito Alla base della vicenda ci sarebbe un debito di 400 euro. Soldi che il dominicano avrebbe dovuto restituire all’albanese e legati all’acquisto di droga, in particolare cocaina. Mercoledì sera il 29 enne e la sua compagna sono usciti di casa con il chiaro intento di farsi restituire la somma. Dopo averlo individuato all’interno di un locale di via Fratini, ritrovo ‘classico’ per diversi giovani dominicani, lo hanno chiamato: «Esci fuori che ti dobbiamo parlare».
La sfida Il 35 enne non si è tirato indietro e, bottiglia in mano, ha invitato l’altro a ‘chiarire’ le questioni in una via poco lontana e meno visibile dai passanti. Lì il faccia a faccia è degenerato, con il 35 enne che ha rotto la bottiglia a mo’ di sfida e l’altro che ha subito estratto il coltello, colpendolo all’addome. L’aggressore è scappato a piedi e la compagna si è subito attivata per coprirne la fuga: con uno sfollagente metallico, ha impedito al dominicano – crollato a terra qualche minuto dopo – di tentare qualsiasi inseguimento. Terminato il ‘lavoro’, la donna ha poi raggiunto il compagno in piazza dell’Olmo.
Individuato Gli elementi raccolti in fase di indagine hanno permesso agli agenti della terza sezione della squadra Mobile, coordinati dal dirigente Francesco Petitti, di individuare l’aggressore, fermato intorno alle 16 di mercoledì in via Gruber. Nella sua abitazione è stato trovato lo sfollagente mentre il coltello è stato recuperato all’interno di un giardino dove lo aveva gettato per disfarsene. L’albanese non ha potuto far altro che ammettere le proprie responsabilità, dichiarando che la lite era scaturita, oltre che per una vecchia ruggine legata a questioni razziali, anche a causa di una dose di cocaina non pagata. La donna, diversamente dal compagno, avrebbe affrontato gli agenti con un atteggiamento strafottente, da ‘dura’.
In carcere I due sono stati indagati per tentato omicidio in concorso, spaccio e porto d’armi ed oggetti atti ad offendere. Sulla base degli elementi raccolti, il pm Raffaele Pesiri ha disposto il fermo per entrambi: l’uomo è stato condotto presso il carcere di vocabolo Sabbione e la donna in quello di Perugia.
Risposta tempestiva «Siamo riusciti ad assicurare alla giustizia i responsabili nel giro di poche ore – afferma il dirigente della squadra Mobile, Francesco Petitti -. È un successo ottenuto dalla questura nel suo insieme, attraverso la collaborazione massima messa in campo da tutti gli uffici coinvolti. Crediamo di aver mandato un segnale importante alla città e a quei gruppi sociali che pensano di potersi spartire alcuni ‘giri’ evidentemente redditizi. Il mio ringraziamento – ha aggiunto il dirigente della Mobile – va anche al sostituto procuratore Raffaele Pesiri, parte attiva nell’indagine».
Il sindaco «Intendo esprimere la mia soddisfazione e quella dell’amministrazione comunale per l’immediata conclusione delle indagini da parte della squadra mobile sull’episodio di violenza che si è verificato in via Fratini». Lo dichiara il sindaco Leopoldo Di Girolamo, che prosegue: «Mi complimento con il nuovo questore di Terni, dottor Carmine Belfiore, con il quale, anche a seguito del positivo incontro avuto nei giorni scorsi, abbiamo già avviato una fattiva collaborazione».
