Uno dei due cani salvati

Due cani, un labrador adulto e un bulldog francese di circa un anno, tenuti in condizioni vergognose: costretti a stare fra le proprie feci, in spazi angusti e pieni di insetti, senza la possibilità di uscire. L’intervento degli agenti della forestale ha portato alla denuncia della proprietaria e al sequestro delle due bestiole, trasferite nel canile comunale di Colleluna.

Blitz A far scattare il controllo sono state le segnalazioni giunte al riguardo da diversi cittadini. Sul posto, gli agenti del corpo forestale dello Stato di Terni non hanno potuto fare altro che rilevare le pessime condizioni igienico sanitarie in cui versavano i due animali.

Condizioni pessime Il pavimento dei ricoveri era «ricoperto dalle deiezioni degli animali e dagli stessi proveniva un forte cattivo odore e si notava una grande presenza di insetti». Uno stato di cose che ha portato all’intervento dei servizi veterinari dell’Asl Umbria2 e della polizia municipale di Terni.

I lamenti Gli animali, stando a quanto accertato, «si lamentavano continuamente con guaiti e ululati ed erano costretti a vivere in uno spazio molto ridotto che non consentiva loro di svolgere le più elementari attività vitali, senza uscire mai dai loro ricoveri e non avevano a disposizione acqua né cibo». I due cani apparivano molto trascurati «anche dal punto di vista sanitario, presentavano parassiti e unghie lunghe che creavano, soprattutto al bulldog francese, notevoli problemi nella deambulazione».

Denuncia In seguito al controllo i due cani sono stati posti sotto sequestro per evitare ulteriori pericoli e sofferenze, «anche in considerazione – spiegano dalla Forestale – del lungo periodo in cui versano nel medesimo stato e del fatto che la proprietaria non si era mai adoperata a ristabilire condizioni idonee, disattendendo sia le prescrizioni dettate dalla Asl che le ordinanze sindacali». La stessa proprietaria è stata denunciata alla procura della Repubblica per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Rischia una pena fino ad un anno e un’ammenda massima di 10 mila euro.

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