Il Tribunale di Terni

di Fabio Toni

Nella serata del 22 agosto del 2011 la tragica notizia della morte di un bimbo di appena tredici mesi, precipitato dal balcone di casa a borgo Rivo, in piazza della Meridiana, gettò nello sconforto l’intera città. Quel volo fatale dal quinto piano non lasciò scampo al piccolo Filippo Lambiase. Al fatto fece seguito l’indagine condotta dalla polizia e dal sostituto procuratore Elisabetta Massini. Mercoledì mattina il gup Pierluigi Panariello, alla luce delle richieste formulate dal pm in base alla perizia svolta dal consulente nominato dal tribunale, l’ingegner Luigi Boeri, ha rinviato a giudizio due persone e prosciolto altre due dall’accusa di omicidio colposo.

Rinvio a giudizio A processo – la prima udienza si terrà il 6 febbraio 2015 davanti al tribunale monocratico – ci sono finiti Ivano Nobili e Siro Picchio, il primo in qualità di direttore dei lavori legati alla costruzione della palazzina, il secondo è invece il fabbro che ha materialmente realizzato la ringhiera del balcone dove si è materializzata la tragedia.

Prosciolti Il giudice ha emesso sentenza di non luogo a procedere ‘per non aver commesso il fatto’ nei confronti degli altri due indagati che escono così dal procedimento. Si tratta di Davide Montagna Baldelli, direttore dei lavori per un edificio diverso da quello dove è avvenuto il fatto, e di Paolo Bocci, rappresentante legale di Coop Umbria Casa che aveva commissionato l’opera.

Nuovo fascicolo Contestualmente il giudice ha accolto la richiesta, formulata dal pm Elisabetta Massini, di trasmettere alla procura una copia della perizia per valutare se vi siano o meno responsabilità a carico dell’impresa costruttrice, la Baldelli Costruzioni, e del suo legale rappresentante Eugenio Montagna Baldelli in relazione all’accaduto. In questo senso appare probabile l’apertura di un secondo fascicolo, sempre per omicidio colposo, distinto per il momento dal procedimento in corso.

Motivazioni Nel disporre i rinvii a giudizio il gup ha accolto quelle che erano state le richieste formulate in aula dal pm, coerenti con le risultanze della perizia svolta dall’ingegner Boeri con le modalità dell’incidente probatorio. Per il consulente del tribunale la realizzazione dell’opera non avrebbe rispettato le condizioni di sicurezza fissate dal progetto. Sul parapetto del balcone, per proteggerlo dai possibili rischi, il padre del piccolo aveva predisposto una rete protettiva. Filippo si infilò proprio nell’unico spazio ancora non protetto, fra il muro del terrazzo e il primo asse della ringhiera. Un varco di quattordici centimetri, quattro in più rispetto ai dieci previsti dal progetto.

Soddisfatti i legali dei due prosciolti, gli avvocati David Brunelli e Silvia Bartollini per Davide Montagna Baldelli e l’avvocato Giuseppe Innamorati per Paolo Bocci. Anche le parti civili, rappresentante dall’avvocato Massimo Proietti, hanno condiviso il punto di vista dell’accusa e quindi la decisione assunta dal gup. Il legale dei familiari del piccolo ha depositato una richiesta di risarcimento di un milione di euro.

Le difese Netta la posizione dell’avvocato Enrico De Luca che difende Siro Picchio, il fabbro che ha realizzato la ringhiera: «Ritengo che non ci siano responsabilità alcune da parte del mio assistito in quanto nessuno gli ha comunicato le caratteristiche tecniche e di costruzione delle ringhiere. Peraltro – spiega il legale – il capo di imputazione fa riferimento all’installazione della ringhiera che non è stata eseguita da Siro Picchio. Ritengo errato il rinvio a giudizio che nasce da un equivoco evidente, emerso nella consulenza tecnica dell’incidente probatorio». In relazione al rinvio a giudizio del direttore dei lavori Ivano Nobili, l’avvocato che lo difende – Massimo Carignani – parla di «decisione scontata. Sono certo – aggiunge il legale – che nel dibattimento emergeranno tutte le questioni, e non sono poche, che non sono state prese in esame durante l’udienza preliminare. In questo senso sono certo che in quella sede emergeranno con chiarezza tutti gli elementi a discolpa del mio assistito».

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