di F.T.
Una morte assurda che scioccò la città e gettò un’intera famiglia nella più cupa disperazione. Il 22 agosto di due anni fa il piccolo Filippo Lambiase, tredici mesi appena, cadde dal balcone della casa dove abitava con i genitori, nella ‘piazzetta’ di Borgo Rivo. Una tragedia enorme, con strascichi – e non poteva essere altrimenti – anche nelle aule dei tribunali.
Gli indagati Quattro le persone indagate dalla procura per omicidio colposo fra i tecnici e i professionisti impegnati nella costruzione dello stabile. Il tribunale di Terni è chiamato a decidere chi di loro dovrà difendersi nell’eventuale processo. Per gli inquirenti, l’incidente sarebbe dipeso dalla distanza eccessiva, rispetto alle norme edilizie comunali, fra il muro del terrazzo e la ringhiera del balcone: in quello spazio si infilò il povero bimbo.
Il processo Nell’udienza di mercoledì mattina davanti al gup Pierluigi Panariello, è stato ascoltato uno dei due tecnici individuati dall’accusa come ‘direttore dei lavori’. Uno status in cui l’architetto sentito ieri, non si riconosce. Da qui la necessità di giungere a un chiarimento, attraverso l’escussione, nella prossima udienza, dell’ingegnere con cui avrebbe condiviso il ruolo.
La perizia Le difese dei quattro imputati hanno anche chiesto al tribunale di nominare un perito per svolgere una consulenza tecnica sulla struttura di borgo Rivo. Un esame che dovrà chiarire tutta una serie di aspetti relativi tanto ai collaudi quanto alle realizzazioni e alle funzioni dei vari professionisti impegnati nel cantiere. La decisione in merito giungerà nella prossima udienza fissata per il 29 gennaio.
Il risarcimento Mercoledì mattina il gup ha anche accolto la richiesta di costituzione di parte civile formalizzata dai genitori del piccolo attraverso l’avvocato Massimo Proietti. In vista ci sarebbe una richiesta di risarcimento di oltre un milione di euro. I quattro indagati sono difesi dagli avvocati Enrico De Luca, David Brunelli, Massimo Carignani e Giuseppe Innamorati.
