di Fabio Toni
Violazioni ambientali frutto di una gestione quantomeno approssimativa, dipendenti ‘scomodi’ messi in disparte e colpiti da provvedimenti disciplinari: c’è anche questo nelle dichiarazioni rese da alcuni testimoni dell’accusa, lavoratori ed ‘ex’ dell’Asm. Il processo – con diverse contestazioni già prescritte – coinvolge venti persone fra politici, dirigenti, tecnici e funzionari della municipalizzata.
I testimoni Nell’udienza di martedì mattina sono stati ascoltati Elena Attili, Rodolfo Staffieri ed Emilio Trionfetti, con gli ultimi due che figurano anche fra le parti civili. La prima, impiegata nell’ex inceneritore di Maratta all’interno di un container adibito ad ufficio, ha parlato di come venivano raccolte le polveri prodotte dall’impianto: «I sacchi venivano infilati sotto la tramoggia, riempiti e chiusi con una corda. Poi venivano smaltiti come rifiuti speciali. A volte le polveri volavano via o cadevano a terra e in quei casi gli operai raccoglievano il materiale con scopa e pala e rimettevano tutto dentro».
Le polveri Poi il racconto: «Che nelle polveri ci fosse cromo esavalente – ha spiegato in aula la testimone – l’ho scoperto quando mia madre e mia figlia, un giorno sono venute a trovarmi sul posto di lavoro. L’ingegner Conti, appena ha visto la bambina, l’ha fatta allontanare subito dall’area dell’impianto. In seguito mi ha spiegato che nelle polveri erano state trovate tracce di cromo VI». Non è chiaro tuttavia se la contestazione riguardi la presenza di cromo o l’eventuale radioattività delle polveri: incalzati dalle domande dei legali difensori, i testimoni non hanno indicato con certezza uno dei due elementi. Anche se per questo ci sono le analisi e le verifiche acquisite in fase di indagine.
I rifiuti Sempre sul fronte della gestione, l’impiegata ha riferito di «almeno 300 tonnellate di rifiuti lasciati nel piazzale dell’inceneritore», tutto ciò prima delle ispezioni che sarebbero poi culminate nel sequestro della struttura avvenuto nel gennaio 2008. Un aspetto imputabile alla mancanza di mezzi da parte dell’azienda incaricata di trasferire i rifiuti dopo la raccolta. Infine le tensioni fra l’Asm, da un lato, e i dirigenti e dipendenti ‘non allineati’ dall’altro, culminate – secondo la teste dell’accusa – nell’assegnazione di incarichi fittizi («con persone messe in una stanza a non far niente»), pressioni e ‘demansionamenti’ sospetti.
Mobbing Aspetti ribaditi anche da un ex tecnico dell’azienda, Rodolfo Staffieri, oggi in pensione. «Il mio calvario è iniziato quando nel 2004, da sindacalista, decisi di spedire alcune lettere alla dirigenza e ai politici dell’epoca, sindaco in testa. Lo feci per segnalare tutta una serie di anomalie, tecniche, gestionali e legate a sperperi di denaro pubblico. Pensavo di potermi fidare, visto che mi ero rivolto a persone con una presunta sensibilità politica sui temi del lavoro. Da quel momento, però, non ho avuto più pace, a partire dai provvedimenti disciplinari avviati dall’azienda». Al termine il procedimento è stato aggiornato al prossimo 28 gennaio, quando verranno ascoltati altri testimoni citati dalla pubblica accusa.
