di F.T.

L’accusa, messa nero su bianco dall’ex compagna, era di quelle infamanti: violenza sessuale verso le due figlie di appena due anni. Al termine delle indagini, lo scorso 29 maggio il gip Maurizio Santoloci, su richiesta della procura, ha archiviato tutto. M.C., 34enne di Terni, pensava di essersi finalmente lasciato alle spalle questa brutta storia e, soprattutto, pensava di poter riabbracciare le due piccole senza dover sottostare ai vincoli e alle misure imposte, in fase di indagine, dal tribunale dei minori. A due mesi di distanza, però, non è ancora così.

L’avvocato A raccontare la vicenda è l’avvocato Silvia Bartollini, legale dell’uomo: «Da oltre un anno e mezzo – spiega – il mio assistito non può vedere le due bambine, se non in presenza di assistenti sociali, a causa di un’accusa falsa e calunniosa da parte della sua ex compagna. Tutto è stato archiviato già da due mesi, ma la situazione purtroppo è la stessa di prima».

L’ordinanza Attraverso l’ordinanza emessa il 4 febbraio di quest’anno, il presidente del tribunale dei minori di Perugia aveva dichiarato che la misura sarebbe stata revocata solo a seguito dell’archiviazione del procedimento penale. Archiviazione che, come detto, è arrivata il 29 maggio su decisione del gip del tribunale di Terni.

L’archiviazione Quest’ultimo, nel motivare la decisione è arrivato a ipotizzare che la denuncia (da parte della madre, ndR) «debba essere letta nel contesto del forte contenzioso civilistico in atto per la separazione tra le parti. Un dubbio – aggiunge il giudice – avvalorato dal fatto che, se in via iniziale si poteva riconoscere alla ricorrente una teorica buona fede nell’esporre i fatti di denuncia, […] laddove viene proposta opposizione alla logica e conseguente richiesta di archiviazione dello stesso pm, nonostante gli elementi di riscontro di indagine totalmente a favore dell’indagato, si deve dedurre un atteggiamento che comunque merita contestuale valutazione da parte del pm sulla posizione della ricorrente».

«Fatto grave» Alla luce delle argomentazioni e della posizione assunta a febbraio dal tribunale dei minori, l’uomo e il suo legale si attendevano la revoca della ‘formula protetta’ rappresentata dalla presenza obbligatoria di assistenti sociali durante gli incontri fra il padre e le due bimbe. «L’archiviazione – attacca l’avvocato Bartollini – non lascia dubbi circa il fatto che il padre sia la vittima di tutta questa storia, non certo il carnefice. Al grave danno si aggiunge la beffa di una giustizia che, inspiegabilmente e senza alcuna ragione e da oltre due mesi, da quando cioè il fatto è stato definitivamente chiuso, non trova il tempo di revocare la misura protettiva, limitativa dei diritti del padre e delle bambine».

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