di Marta Rosati
Cinque persone sono state arrestate nell’ambito delle indagini svolte a seguito degli scontri che si sono verificati domenica sera oltre i cancelli dello stadio Libero Liberati di Terni, al termine della gara delle Fere contro l’Ascoli. L’impiego di fumogeni, i cori contro la società rossoverde e la colluttazione con le forze dell’ordine. Diversi poliziotti e carabinieri ne escono feriti e contusi: scatta l’indagine lampo e conseguentemente i provvedimenti. Agli arresti domiciliari per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, e in qualche caso danneggiamenti, cinque ultrà rossoverdi.
Ternana-Ascoli La gara finita con una sconfitta per i padroni di casa, il peggior modo per iniziare un campionato tutto in salita per vicende societarie che destano preoccupazione e incertezza nell’ambiente della tifoseria delle Fere. Così il clima si è fatto particolarmente teso e le contestazioni sono degenerate in scontri con il personale di pubblica sicurezza. I cinque tifosi della Ternana, per l’assistenza legale del caso, si sono tutti rivolti all’avvocato Lorenzo Filippetti del Foro di Terni.
“Risposta dura e giusta” Nel commentare l’arresto degli ultras, Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp scrive: «Questa è la risposta immediata e decisa dello Stato contro chi trasforma un evento sportivo in un campo di battaglia, usando il calcio come pretesto per colpire le forze dell’ordine e cercare lo scontro con altre tifoserie». Il segretario del Coisp, poi ha ha espresso la propria solidarietà «ai colleghi colpiti dalla violenza criminale di questi soggetti e un plauso al Questore di Terni per l’azione rapida ed efficace». «Questi violenti travestiti da tifosi in realtà sono delinquenti che vanno isolati e allontanati dagli stadi senza esitazioni. La nostra linea è chiara: tolleranza zero verso chi aggredisce uomini e donne in divisa e Daspo a vita. Oggi è arrivata una risposta dura e giusta, e da adesso in poi ci aspettiamo pene severe e misure restrittive esemplari, perché la violenza non può mai essere normalizzata né minimizzata», ha concluso.
