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martedì 24 maggio - Aggiornato alle 18:33

Tenuta Caicocci, accusati di invasione di terreni per aver sistemato un pollaio: tutti assolti

La Corte d’Appello di Perugia ribalta la sentenza di primo grado sul caso della struttura di proprietà della Regione

Una protesta nel 2014 sul caso della tenuta

di Daniele Bovi

A quasi otto anni dai fatti e a poco meno di due dalla condanna ricevuta in primo grado, le tre persone coinvolte nel caso che riguarda la tenuta Caicocci sono state assolte dalla Corte d’Appello di Perugia «per assenza di prova del dolo specifico», non essendo chiaro cioè se la loro condotta fosse «finalizzata al profitto o al ripristino di un bene pubblico per evitarne la privatizzazione». Della tenuta con annessa azienda agricola, che si trova a Umbertide ed è di proprietà della Regione, si è parlato diverse volte grazie al comitato che, nel corso degli anni, si è opposto alla privatizzazione della struttura lasciata all’abbandono.

I fatti Nel marzo 2014 un incaricato della Regione aveva trovato le tre persone (tutte del comitato) all’interno della struttura mentre stavano sistemando un recinto per i polli; una di quelle «attività di “custodia sociale” del bene» rivendicate in appello. Arrivati sul posto i carabinieri, come spiegato nel ricorso stilato dall’avvocato Francesco Di Pietro, non avevano chiesto i documenti, rendendo incerta l’identificazione. Oltre a ciò, i tre non erano stati più trovati all’interno della struttura. In primo grado il Tribunale aveva ricostruito i fatti sulla base delle testimonianze dei carabinieri, condannando poi i tre – a fine gennaio 2020 – a 600 euro di multa per «invasione di terreni e edifici e deturpamento di cose altrui, in concorso, in quanto «arbitrariamente, invadevano, al fine di occuparlo, un casolare (con annessa azienda agricola) di proprietà della Regione».

La sentenza Nella sentenza di assoluzione, depositata a dicembre, la Corte d’Appello scrive che «è da escludere che la semplice opera di ripristino di un pollaio, dunque già preesistente, possa integrare un episodio di invasione di beni immobili altrui, con specifico riferimento al fine precipuo che gli imputati si prefiggevano». Per la Corte «non è chiaro se essi si proponessero di occupare poi stabilmente parte della tenuta (magari del solo pollaio ripristinato), di trarne un qualche conseguente profitto, e non invece di contribuire semplicemente al ripristino/riordino del bene, nella sua consistenza, per favorire poi scelte da parte dell’ente regionale diverse dalla sua prospettata vendita e/o privatizzazione». Quanto invece alla mancata identificazione, secondo la Corte deve ritenersi certa anche alla luce di quanto riferito in aula dai carabinieri.

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