di Barbara Maccari

«E’ inutile approvare le leggi sul femminicidio se poi la giustizia è paralizzata e non macina più processi». Questo il grido d’allarme lanciato dall’avvocato Paolo Panichi, difensore di parte civile in un processo a carico di un marocchino che ha tentato nel 2008 di uccidere la moglie. Dopo cinque anni, a causa dei continui rinvii, il processo deve ancora partire. La prossima udienza è stata fissata per il 28 gennaio 2014 presso il tribunale di Perugia.

Continui rinvii La vicenda inizia il 10 maggio del 2008 quando un marocchino viene arrestato dai carabinieri per tentato omicidio nei confronti della moglie. Da allora ci sono stati ben undici rinvii, l’ultimo è del 14 ottobre al 28 gennaio 2014, e nessuna sentenza.

La storia Il 10 maggio del 2008 un uomo di origine marocchina viene arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver maltrattato con percosse e lesioni la propria moglie, e per aver tentato di ucciderla. Violenze che andavano avanti da anni e che sfociarono nell’episodio del 10 maggio. L’uomo viene portato nel carcere di Capanne e dopo un mese passa ai domiciliari. Attualmente è libero. La donna, assieme ai tre figli, è rimasta per oltre tre anni in una residenza protetta, prima a Perugia e poi a Firenze, a spese del Comune perugino, in attesa del processo. Attualmente lavora ma è comunque sotto costante protezione dei servizi sociali.

Rinvio a giudizio Il 20 novembre del 2008 arriva la richiesta di rinvio a giudizio del pm Giuliano Mignini nei confronti dell’uomo per violenza e tentato omicidio aggravato nei confronti della moglie. Il gup Claudia Matteini lo rinvia a giudizio e fissa l’udienza per il giorno 27 luglio 2009. La donna si costituisce parte civile nel processo contro il marito. Ma qui inizia il calvario processuale che dopo cinque anni non ha ancora portato ad una sentenza, ma solo a ben undici rinvii.

Paralisi giustizia «E’ inutile approvare le leggi sul femminicidio se poi la giustizia è paralizzata e non macina più processi – dice l’avvocato di parte civile Paolo Panichi –. La mia assistita viene ogni volta da Firenze, dove lascia i tre figli ai servizi sociali, per sentirsi dire che il processo è stato rinviato. Nel frattempo l’imputato è in libertà. Stamattina doveva esserci la prima udienza con le deposizioni in aula del maresciallo dei carabinieri e della mia cliente, ma non se n’è fatto niente perché non c’era tempo, per cui abbiamo assistito, sconsolati, all’ennesimo rinvio al 28 gennaio 2014. Questa non è giustizia, undici rinvii e ancora il processo non è iniziato, figuriamoci quando mai terminerà».

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