di Chiara Fabrizi
«Amareggiato e deluso». È così che si sente Elvio Marchionni, l’artista spellano di fama internazionale, autore dei bassorilievi che un’azienda marchigiana di Castel Fidardo ha contraffatto e commercializzato per diversi mesi. Una brutta, bruttissima esperienza conclusasi con un’operazione degli uomini delle fiamme gialle beffardamente soprannominata «Petra», dal nome della linea realizzata da Marchionni e contraffatta dalla ditta marchigiana.
«Hanno smesso di ordinarmi opere, dicevano che c’era crisi» Quattro anni fa l’artista spellano parlando con un amico gioielliere pensò di realizzare dei bassorilievi estrapolando da alcune sue opere dei dettagli specifici. L’idea aveva un buon potenziale, tant’è che Marchionni racconta: «Siamo andati a parlare con i responsabili dell’azienda e abbiamo deciso di aprire una collaborazione, io nel mio laboratorio avrei prodotto le opere e loro le avrebbero commercializzate. I primi due anni l’operazione è stata un bel successo, tremila pezzi prodotti, fatturati di circa 150 mila euro, poi il terzo anno è iniziata ad andare male e il quarto abbiamo interrotto la collaborazione perché non c’erano più ordini. Mi dissero che era un periodo nero, che era colpa della crisi».
«Non erano mie ma c’era la mia garanzia» Poi la scoperta. L’amico gioielliere qualche mese fa chiama Marchionni e lo invita con urgenza a passare a negozio. Lì l’artista trova sette, otto bassorilievi di pessima fattura ma che raffiguravano gli stessi dettagli specifici che per tre anni Marchionni aveva prodotto nel proprio laboratorio. «Su questi pezzi – continua Marchionni – era stata apposta una garanzia con una dicitura che indicava la provenienza dell’opera, il mio laboratorio, ma era chiaro che quei bassorilievi non li avevo prodotti io, la tecnica e la qualità erano tremende».
La segnalazione alla Guardia di finanza La contraffazione, insomma, è sotto gli occhi di tutti e quindi scatta la segnalazione. «Grazie al mio avvocato Antonietta Bellucci – racconta l’artista spellano – abbiamo attivato le forze dell’ordine che poi hanno fatto il resto, vale a dire perquisizioni, sequestro delle opere, dei calchi in gesso contraffatti e pure di un catalogo che io non avevo mai visto e in cui venivano illustrati i 49 modelli della linea Petra ideata e realizzata da me ma poi finita tra le produzioni dei loro laboratori».
«Ho dovuto mandare a casa due giovani volenterose» Ma ad amareggiare in particolar modo Marchionni sono i risvolti della vicenda. «In laboratorio con me c’erano due ragazze, una brasiliana e una spellana, talentuose e volenterose che stavano apprendendo il mestiere e che lavoravano con me alla produzione di questi bassorilievi, ma quando gli ordinativi sono crollati sono stato costretto a mandarle a casa». La giovane sudamericana è tornata in Brasile anche se ora è di nuovo a Spello dove lavora in un ristorante, mentre l’altra ragazza si arrangia con lavori saltuari che nulla hanno a che vedere con le proprie professionalità. «Io un lavoro ce l’ho, per me non è un danno economico irreparabile, ma l’aver dovuto interrompere queste due collaborazioni perché qualcuno ha voluto fregarci è davvero insopportabile».


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