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di Chiara Fabrizi

Si è in attesa del processo d’appello per i due giovani, all’epoca dei fatti minorenni, condannati con rito abbreviato a tre anni di reclusione per lo stupro di gruppo avvenuto in una serata dell’estate 2022 in un piccolo borgo del Ternano: qui, secondo la ricostruzione emersa davanti al collegio penale del tribunale dei minori di Perugia (presidente Arcella), i due ragazzini avrebbero portato la vittima in un boschetto e l’avrebbero aggredita sessualmente a turno per poi scappare, insieme ad altri minorenni non indagati, a causa della presenza di un’auto che si è fermata nelle vicinanze del luogo della violenza.

A denunciare l’accaduto è stata la stessa minorenne stuprata che, nell’immediatezza, lo ha raccontato a due amici e, nelle ore successive, si è convinta a parlarne coi familiari, che l’hanno quindi portata in pronto soccorso, dove è emerso l’agghiacciante racconto della vittima. La Procura ha quindi immediatamente sequestrato i capi di abbigliamento indossati dalla vittima la sera dello stupro e disposto una serie di accertamenti tecnici, svolti da Eugenia Carnevali, responsabile del Laboratorio di Scienze forensi dell’ospedale di Terni. La consulente ha accertato la presenta di una «mescola biologica» sulla t-shirt della ragazzina, riconducibile a entrambi i minorenni, mentre sui tamponi a cui è stata sottoposta la minorenne è stato trovato il profilo completo e consolidato di uno dei due.

Inizialmente i ragazzini indagati, che sono stati portati in carcere nel giro di tre settimane, hanno negato di aver violentato la minorenne. Poi, in sede di Riesame, hanno cambiato versione una prima volta, sostenendo che era stata la ragazza ad avere presunti comportamenti inappropriati, che loro si erano rifiutati di assecondare. Anche a fronte dell’esito degli accertamenti tecnici compiuti da Carnevali, gli indagati in udienza preliminare hanno nuovamente cambiato versione, sostenendo, di fatto, che il rapporto sessuale c’era stato ma era stato consenziente. Una quarta ricostruzione è stata, infine, fornita dagli indagati quando è stato chiaro che non ci sarebbe stato margine per concedergli la messa alla prova proprio perché negavano l’accaduto: a quel punto hanno ammesso la violenza sessuale e si sono scusati con la vittima e la famiglia.

Per il collegio penale del tribunale, comunque, le dichiarazioni incoerenti fornite hanno reso non credibili i ragazzi, mentre il comportamento avuto quella sera nei confronti della ragazzina è stato considerato lucido, consapevole e organizzato. La vittima, invece, che è stata sentita anche in sede di incidente probatorio, ha sempre fornito un racconto di quella terribile sera. Da qui la condanna a tre anni, frutto del riconoscimento delle attenuanti generiche, della minore età e dello sconto di pena previsto per i processi abbreviati. Ora si è in attesa della fissazione dell’udienza di appello.

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