Definitiva la condanna per Gilberto Cavallini. L’ex Nar, tra i responsabili della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, dovrà scontare l’ergastolo. Quella tragica mattina persero la vita ottantacinque persone. Duecento invece i feriti. La decisione della Cassazione, accolta con grande emozione dalle famiglie delle vittime, conferma i verdetti di primo e secondo grado.

Strage di Bologna I giudici hanno accolto l’impianto accusatorio prospettato dalla Procura generale, per il quale l’ex terrorista nero avrebbe – a tutti gli effetti – avuto un suo ruolo in quello che è stato uno dei più gravi attentati del dopoguerra italiano. Nella requisitoria di oltre 130 pagine il procuratore generale ha affermato che «è pianamente provato» l’apporto concorsuale di Cavallini nella strage. In particolare, avrebbe dato supporto logistico ai principali esecutori dell’attentato: Francesca Mambro, Giuseppe Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. L’ex Nar inoltre avrebbe «messo a disposizione» dei sodali un’auto con la quale hanno raggiunto «il luogo della strage». Mercoledì, dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, Cavallini – ora 72enne e in regime di semilibertà nel carcere di Terni – sarebbe stato condotto nuovamente nella casa circondariale della Conca.

Le reazioni Sulla pronuncia della Cassazione si è espresso il senatore Walter Verini, segretario Commissione Giustizia e Capogruppo Pd in Commissione Antimafia: «Una ulteriore definitiva conferma della matrice neofascista di quella strage (che ha già visto nel tempo le condanne dei vari Nar Mambro, Fioravanti e Ciavardini) e dei legami di questi ambienti con la P2, pezzi di servizi deviati, depistatori non solo italiani. Già le recenti motivazioni relative alla condanna di un altro neofascista, Bellini, avevano confermato come in quegli anni le stragi – da Piazza Fontana in poi – ebbero quel segno eversivo, per colpire il corso democratico della vita del Paese. La sentenza è una vittoria per tuti coloro che si sono battuti – per lunghissimi 45 anni – per la verità e la giustizia, a partire dall’Associazione dei familiari delle vittime, oggi guidata da Paolo Bolognesi. In questo momento il pensiero va alle 85 vittime innocenti della strage, ai loro familiari. Da parlamentare umbro, un ricordo commosso per Sergio Secci, amico ternano di speranze e di viaggi nella nostra adolescenza, che la bomba alla stazione uccise a 24 anni. E ai suoi genitori, la mamma Lidia e il padre Torquato, primo, indimenticabile presidente dell’Associazione familiari. Questa nuova tappa di verità – conclude – va dedicata innanzitutto a tutte le vittime, a Sergio, ai suoi genitori».

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