di En.Ber.
Ridotta a tre anni e due mesi di reclusione dalla Corte d’appello di Perugia la condanna inflitta in primo grado – quattro anni e mezzo – ad un 47enne perugino sotto processo per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Secondo il racconto l’imputato (difeso dall’avvocato Claudio Cimato) pretendeva rapporti sessuali dalla moglie alla quale sarebbe stato impedito di dormire finché lei non assecondava i suoi desideri. I fatti risalgono al 2012. Stando alla ricostruzione della Procura il 47enne «maltrattava la moglie e i figli, sottoponendoli ad atti di violenza fisica, morale e psicologica, tenendo nei loro confronti atteggiamenti minacciosi, aggressivi e violenti». Più in particolare, «sin dal primo anno di matrimonio (celebrato nel 1996)» avrebbe «offeso la donna, fino a sputarle addosso in segno di disprezzo». Non sarebbero mancate neppure le minacce di morte né le botte «dinanzi ai figli minori». Aveva «instaurato nella famiglia un vero e proprio clima di terrore, con violenti scatti di ira anche nei confronti dei figli», «minacciati e percossi con schiaffi e strattonamenti quando intervenivano in difesa della madre». In una circostanza, dopo le minacce e gli sputi contro la moglie, la donna e i figli sono stati «costretti a scappare di casa», poi la donna è stata «nuovamente picchiata quando era rientrata su suggerimento dei carabinieri».
