Il capitano Rufino e il tenente Maggi con la droga (Foto F.Troccoli)

Interrogatori di garanzia per i cinque arrestati, un sesto è ricercato e un altro ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione antidroga «Wrought Iron» che ha portato al sequestro, prima, di trenta chili di hashish e, qualche giorno, fa di altri venti.

Prime ammissioni Martedì mattina i tre fratelli marocchini e i due gemelli spoletini, tutti detenuti nel carcere di Maiano di Spoleto, hanno avuto una prima possibilità per chiarire la propria posizione nell’ambito dell’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Spoleto. A quanto trapela i quattro, uno dei fratelli marocchini si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, avrebbero fatto le prime ammissioni. Sulle dichiarazioni rese in mattinata vige il massimo riserbo, tuttavia il quadro probatorio costruito nei mesi grazie alle intercettazioni e ai pesanti sequestri eseguiti dagli uomini del capitano Fabio Rufino e del tenente Giulia Maggi appare a dir poco solido.

La ricostruzione degli inquirenti Ad assistere i tre fratelli marocchini è l’avvocato del foro di Terni Francesco Mattiangeli, mentre i due gemelli spoletini sono difesi dagli avvocati Alessandro Accardi e Lorenzo Tuzi del foro di Spoleto. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti il ruolo di spicco all’interno del pesante giro di approvvigionamento e spaccio lo avrebbero avuto i quattro fratelli marocchini, uno dei quali è tuttora latitante, mentre i due gemelli sarebbero stati i destinatari dell’ingente quantitativo di hashish intercettato dai carabinieri prima a Foligno e poi alle porte di Spoleto.

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