Gli operai Pozzi davanti ai cancelli (foto Fabrizi-U24)

di Chia.Fa.

Giovedì rientreranno in fabbrica per esaurire le commesse in uscita. Ma sciopereranno un’ora per ognuno dei tre turni e, soprattutto, non faranno più neanche un quarto d’ora di straordinario. «Siamo costretti a cedere al più classico dei ricatti – hanno spiegato gli operai della Ims, ex-Pozzi, davanti ai cancelli – e nonostante non ci paghino da due mesi ci rimettiamo al lavoro perché non possiamo permetterci di perdere il nostro più grande cliente (la Lahyer, ndr)».

La formula di protesta scelta dai lavoratori mercoledì mattina durante il secondo giorno di fermo produttivo durerà fino all’ultimo turno di lunedì. «Se a inizio settimana non saranno versati gli stipendi – hanno avvertito le Rsu – decideremo il da farsi, optando sicuramente per forme più dure di protesta, così non possiamo andare avanti». Martedì, infatti, al termine di un tam tam telefonico tra le Rsu, il delegato sindacale della Fiom, Francesco Giannini, e i vertici dell’azienda, il numero uno del polo metallurgico Massimo Santoro aveva ventilato la possibilità del pagamento entro la fine della settimana corrente di metà dello stipendio di luglio.

Possibili nuove proteste Ma la sfiducia nei confronti del management regna sovrana tra le maestranze, niente affatto convinte che le rassicurazioni fornite saranno rispettate. E per questo mercoledì davanti allo stabilimento di Santo Chiodo si è tornati a parlare di un presidio a Varese, dove ha sede il quartiere generale del Casti group che controlla tanto la Ims, ex-Pozzi (ghisa), quanto l’Isotta Fraschini (l’alluminio). Non solo. Non è escluso che venerdì una delegazione di tute blu raggiunga simbolicamente la Rocca dove, nella tarda mattinata, è atteso il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.