di C.F.
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«Il nostro intento è trovare una soluzione bonaria, perché a Villa Redenta abbiamo investito e siamo tuttora convinti che il progetto della Scuola di alta cucina possa svilupparsi anche a vantaggio della città di Spoleto». Così l’avvocato Andrea Andreini, legale di Sapori d’Italia, sul contenzioso avviato ormai due anni fa con la Provincia di Perugia a cui, almeno sulla carta, si chiedono oltre 2 milioni di euro, tanti quanti la società privata ne ha spesi per acquistare cucine e attrezzature.
Due nuove aperture di Villa Redenta Domenica la residenza storica di proprietà dell’ente è stata riaperta per un evento privato su invito, nonostante la Provincia abbia da tempo diffidato Sapori d’Italia a organizzare qualsivoglia iniziativa all’interno di Villa Redenta. In questa occasione Simona Italiani ha annunciato anche l’organizzazione di altri due eventi da qui alla fine dell’anno, uno dei quali prevede anche un concerto dell’Accademia Santa Cecilia di Roma.
Sapori d’Italia: «Nessun braccio di ferro con Provincia di Perugia» Ma nonostante diffide e contenziosi l’avvocato Andreini e la stessa Italiani spiegano che non c’è alcun braccio di ferro in corso, benché mai una guerra, i rapporti con la Provincia «sono sereni e noi restiamo disponibili a trovare una soluzione bonaria del procedimento». In particolare, l’impressione è che Sapori d’Italia guardi con interesse una proroga o un nuovo accordo sulla gestione della residenza storica, la cui convenzione ha una scadenza naturale fissata al 31 dicembre 2014, anche se per la Provincia l’accordo sarebbe già decaduto nel 2012.
Contenzioso da 2 milioni di euro Negli ultimi dieci anni, però, la Scuola di alta cucina, di cui anche il Comune di Spoleto è socio fondatore, pur avendo una posizione marginale nella partita, non è mai decollata. Sul punto l’avvocato Andreini spiega: «Il contenzioso nasce anche da questo, imputiamo – spiega – alla Provincia la mancata possibilità di esercitare la nostra attività in ragione di una serie di aspetti tecnici e amministrativi». Maggiori dettagli, per il momento, non sono disponibili, ma intanto il tribunale di Spoleto sta istruendo il procedimento civile e la prima udienza è stata fissata per dicembre con il giudice che ha chiamato in aula il presidente della Scuola di alta cucina in liquidazione, Torquato Novelli.
