Il carcere perugino di Capanne (Foto Fabrizio Troccoli)

di Chia. Fa.

«Se non mi dai i soldi, racconto di noi a tua moglie e ai tuoi figli». A parlare è una giovane rumena di 29 anni, a subire il ricatto un muratore spoletino di 60. Ha comprato per quattro mesi il silenzio della donna, arrivando a consegnare all’ex amante oltre 15mila euro. E solo all’ennesima richiesta economica si è convinto a rivolgersi alle forze dell’ordine. Ad interrompere l’estorsione iniziata lo scorso agosto sono stati, infatti, gli uomini del commissariato di Spoleto con un’operazione organizzata, beffardamente, nello stesso luogo dove i due si erano conosciuti. La donna è stata arrestata in flagranza di reato e trasferita immediatamente nella sezione femminile del carcere di Capanne a Perugia.

Conosciuta a giardini pubblici L’aveva conosciuta praticamente un anno fa, ai primi di gennaio, in quei giardinetti pubblici di viale Trento e Trieste ormai ritrovo abituale per le tante donne dell’Est residenti in città. Lì avevano scambiato le prime parole e lì l’uomo, secondo la sua idea, era riuscito a conquistare una donna di trent’anni più giovane. I primi mesi vanno via lisci come l’olio, la relazione extraconiugale sembra funzionare e l’uomo è particolarmente sereno.

Le prime richieste e la fine della relazione Ma l’idillio dura poco. Sì, perché già durante la primavera la donna comincia a chiedere qualche aiuto economico per l’affitto, le bollette, la spesa. E pure qualche regalino. Il sessantenne la foraggia con noncuranza per i primi mesi salvo poi, durante l’estate, iniziare a prendere coscienza che, forse, per la donna quella relazione avrebbe potuto essere più di comodo che altro. Ergo: ad agosto decide di parlare con la donna e  interrompere il rapporto.

«Se non mi dai i soldi, racconto di noi a tua moglie e ai tuoi figli». Ma evidentemente era già troppo tardi. La ragazza inizia a ricattarlo, minaccia di chiamare la moglie, di presentarsi in casa sua e raccontare ai figli che il padre tradisce la madre con una donna più giovane. E in cambio del proprio silenzio chiede soldi, molti soldi. Che l’uomo spaventato le consegne.

«Sono incinta, mi devi dare i soldi per abortire» Poi le scuse iniziano ad arricchirsi di particolari. Prima la madre malata e bisognosa di medicine che in Romania nessuno dei parenti poteva comprare, il muratore tenta di liberarsi di lei, ma rispunta in ricatto della famiglia. E via altri soldi. Due settimane dopo la giovane rumena torna alla carica. Stavolta chiede soldi per un aborto. Racconta di essere rimasta incinta e di voler abortire, ma che per farlo vuole andare in Romania. L’uomo le consegna dell’altro denaro.

La scenata sul posto di lavoro Ma il ricatto continua. Lei torna a chiamarlo al cellulare, gli racconta che il medico rumeno a cui aveva consegnato i soldi era deceduto e che quindi lei, alla fine, non ha potuto abortire. Ergo: chiede ancora qualche migliaio di euro. L’uomo esasperato si rifiuta di pagare e si allontana. Ma la giovane non demorde e si presenta sul posto di lavoro del muratore facendo una scenata.

L’operazione ai giardini pubblici Ed è stato forse proprio quest’ultimo azzardo ad aver convinto l’uomo che, forse, il momento di mettere da parte le paure e rivolgersi agli uomini del commissariato era arrivato. Il vice questore Francesca Peppicelli organizza l’operazione, l’uomo fissa l’appuntamento si presenta con i soldi, 2mila euro, li consegna alla donna che li mette in borsa e si allontana. Ma pochi passi e addosso si ritrova gli uomini della polizia che le fanno scattare le manette ai polsi.

«Perché mi arrestate?» Al momento dell’arresto la donna avrebbe mostrato agli ispettori un certo stupore, chiedendo il perché dell’arresto. «Reato di estorsione» hanno sinteticamente risposto gli agenti. Dopodiché la giovane non ha più proferito parola, almeno fino al trasferimento nella sezione femminile di carcere di Capanne.

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