Tribunale di Spoleto (foto Fabrizi)

di C.F.
Twitter @chilodice

Per il super consulente della procura, il crollo della chiesa di San Giacomo non è stata una fatalità. Ieri pomeriggio il professor Nicola Augenti per un paio d’ore ha dettagliato la corposa perizia composta da 183 pagine e diversi allegati, tra cui quello fotografico che conta quasi 400 immagini, redatta dopo alcuni sopralluoghi nella chiesa e una serie di accertamenti tecnici.

Prof Augenti in aula Secondo il docente di Tecnica delle costruzioni a causare il crollo sarebbero stati gli scavi eseguiti intorno alle colonne che, stando a quanto riferito di fronte al giudice monocratico Delia Anibaldi, non affondavano nemmeno per un metro nella pavimentazione. Caratteristica tecnica di cui, questo ha ribadito il consulente, i professionisti al lavoro nella chiesa avrebbero dovuto accorgersi, rilevando una difformità tra le previsioni progettuali e l’effettivo stato dei luoghi. In un contesto del genere, ha affermato più volte Augenti, i lavori avrebbe dovuto essere fermati per permettere la redazione di una variante al progetto che avrebbe, è sempre sua opinione, anche modificato radicalmente la tipologia di intervento.

Gli scavi intorno alle colonne sotto la lente Secondo il perito, invece, si è continuato a scavare, mettendo a nudo il dado di terreno alla base del pilastro, che sarebbe rimasto quindi privo dei contenimenti laterali, e rimuovendo la pavimentazione che avrebbe permesso al piede di muoversi. Da qui le conclusioni del professor Augenti «inequivocabilmente» convinto che le cause del crollo sarebbero da rintracciarsi nei lavori effettuati, «come confermerebbe – ha detto – anche la dinamica del cedimento.»

Rimosse macerie prima del sequestro In aula il consulente ha anche ricordato come nei giorni immediatamente successivi al crollo e prima del sequestro operato dalla procura della Repubblica dall’interno della chiesa siano state modificate parte delle macerie, operazione che avrebbe complicato non poco gli accertamenti. In questo senso, conferme sono arrivate dall’ispettore capo di polizia che ha raccontato come dal 27 al 29 novembre sia stata effettuata una rimozione controllata delle macerie, disposta, ha riferito, nell’ambito di un tavolo allargato a tutti gli enti proposti ospitato nella sede della Curia arcivescovile all’indomani del crollo.

A rappresentare la pubblica accura, il procuratore Gennaro Iannarone, mentre le difese dei sette imputati sono affidate agli avvocati Belardo, Castellana, Finocchi, Marcucci, Oggiano e Parente. La Curia costituitasi parte civile ha invece cambiato legale ed è ora assistita dall’avvocato La Spina.

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