La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Gravissime anomalie gestionali e irregolarità perpetrate ogni anno», delle quali gli allora vertici del Comune di Spoleto – dall’ex sindaco Daniele Benedetti all’assessore al bilancio Paolo Proietti – «è inverosimile pensare che non si siano mai accorti». È questo il passaggio più importante fatto dal procuratore regionale della Corte dei conti Antonio Giuseppone che mercoledì, di fronte al collegio presieduto da Salvatore Nicolella (consiglieri Pasquale Fava e Chiara Vetro), ha chiesto la condanna di dieci tra ex amministratori, dirigenti e funzionari del Comune al risarcimento, in favore del Comune, di oltre sette milioni di euro. Soldi che fanno riferimento alla vicenda del buco di bilancio, per il quale è aperto anche un procedimento penale.

La vicenda Quasi 4,5 milioni, per la precisione 4.467.884 e 65 centesimi, riguardano i residui attivi relativi alla Tarsu e 2,821 milioni, oggetto di un altro procedimento separato, all’Ici. Al centro del buco infatti c’è l’operazione di riaccertamento straordinario dei cosiddetti residui attivi, cioè i crediti che un Comune vanta ma che ancora per vari motivi non ha riscosso: nel 2013 con un tratto di penna a Spoleto sono stati cancellati 23 milioni, e il buco di bilancio contabilizzato dal consiglio comunale a 9,1 milioni; crediti eliminati perché non più esigibili. Quanto all’Ici, ad Angelo Cerquiglini vengono chiesti 2,650 milioni di euro, 1,3 ad Amedeo Santini, 70 mila euro a Benedetti e 97 mila a Proietti.

La Procura Dopo aver respinto le eccezioni sollevate dalle difese e ricostruito la vicenda, Giuseppone ha messo l’accento sulle «molte operazioni penalizzanti per la comunità amministrata» alle quali il Comune, per tappare il buco, ha dato vita: «Dalla riduzione – ha detto – dei contributi per eventi e attività, dal taglio ai costi per impianti sportivi e trasporti alla vendita dei beni pubblici, il danno erariale si è riverberato sui cittadini, e dove c’è disavanzo come conseguenza di comportamenti dolosi c’è danno». Secondo il procuratore infatti «la componente politica ha le sue responsabilità: è inverosimile pensare che sindaco e assessore non si siano accorti delle gravi irregolarità perpetrate ogni anno. La situazione era assolutamente anomala».

Le difese Diametralmente opposta la versione fornita al collegio dai dieci avvocati della difesa (tra i quali anche l’assessore regionale Antonio Bartolini, difensore di Paolo Ricciarelli), a partire da Alessandro Formica che tutela gli interessi di Benedetti: «Il teorema accusatorio per quanto riguarda la componente politica – ha detto – si basa sulla presunta inverosimiglianza a proposito della mancata consapevolezza, quindi la procura non ha prova alcuna. Il concetto “non poteva non sapere” è un’accusa palesemente inammissibile». Formica ha puntato il dito anche contro l’archiviazione della posizione dei revisori dei conti, cioè coloro che sono «deputati a verificare l’attendibilità delle poste contabili. È normale che abbiano dato sempre parere favorevole e che non si siano accorti di nulla? La competenza su questi atti spetta ai dirigenti, non alla parte politica».

Dov’è il danno? Riguardo ai presunti danni subiti dai cittadini si è invece concentrato l’avvocato Simone Budelli, che difende Proietti e che ha anche chiesto una sospensione del giudizio in attesa dell’esito del procedimento penale: «Dov’è – chiede – il danno che i cittadini hanno subito dato che le tasse sono rimaste ferme? Alla parte politica coinvolta in questa vicenda viene attribuito un ruolo che non gli spetta». L’avvocato Lietta Calzoni invece, che tutela gli interessi di Cerquiglini, dipendente della Regione, ha parlato di «un atto di citazione che è tutt’altro che un’ordinata sequenza di fatti». Quanto al presunto danno erariale, «è abnorme, stratosferico e sganciato dai dati del bilancio». La sentenza è attesa per le prossime settimane.

Richieste di risarcimento al Comune Ora è attesa la decisione della Corte dei Conti a carico dell’ex dg del Comune Cerquiglini (chiesto risarcimento di quasi 4 milioni), l’ex sindaco Benedetti (150mila), l’ex assessore Proietti (217mila), del funzionario Amedeo Santini (2 milioni), la dirigente ora in pensione Antonella Quondam Girolamo (300mila), l’ex segretario generale Paolo Ricciarelli (50mila), la funzionaria Brunella Brunelli (400mila), i dipendenti Francesco Duranti (50mila) e Lucia Santoni (50mila) e Lorena Frezza (30mila) e Sonia Minni (30mila).

Twitter @DanieleBovi

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