di C.F.
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Anche per il Consiglio di Stato all’iter di approvazione del Piano regolatore generale manca il parere di compatibilità sismica. Ergo, il complesso strumento urbanistico approvato nel 2008 è nullo. Confermano in toto la sentenza del Tar dell’Umbria, i giudici della Quarta sezione che, dopo aver trattenuto la decisione per nove mesi, nel tardo pomeriggio di mercoledì hanno depositato la pronuncia.
Effetti pesanti Respinto, quindi, l’appello presentato dal Comune di Spoleto che ora si trova a fare i conti con un’altra gigantesca grana. Già, perché l’anno scorso era stato direttamente il sindaco Daniele Benedetti a spiegare a chiare lettere che se il Consiglio di Stato non avesse ribaltato la sentenza di primo grado, per il Comune sarebbero stati guai seri, tra cui il dissesto finanziario, e di questi tempi nel 2013 il buco di bilancio da 9.1 milioni non era ancora emerso. Senza contare il pesante punto interrogativo che da oggi torna a pendere sulle edificazioni compiute negli ultimi anni in base al Prg vigente e quelle in corso.
Parere sismico In sintesi, il collegio giudicante (presidente Numerico, consiglieri Sabatino, Potenza, Quadri e Spagnoletti) ha confermato che il riferimento normativo che avrebbe dovuto seguire il municipio nel 2003, fin dal momento dell’adozione del Prg, era quello degli anni Settanta e non quello più recente, legge 11 approvata dalla Regione nel 2005, che demandava ai consigli comunali l’approvazione dei cruciali documenti sismici.
Provincia e cittadini E poco conta che la Provincia, costituitasi in giudizio, abbia assicurato che il profilo di compatibilità sismica è stato, comunque, esaminato in sede di verifica del Prg sulla base di un «approfondito studio geologico e di microzonazione sismica».I giudici della Quarta sezione hanno anche fermamente respinto la carenza di interesse sollevata dai legali del Comune, gli avvocati Aristide Police e Antonio Bartolini, in capo al ricorso promosso dai cittadini proprietari di appezzamenti a destinazione edilizia riclassificati come agricoli o di verde pubblico.
Cosa succede? La sentenza del Consiglio di Stato, insomma, conferma la doccia gelata già servita dal Tar, aprendo scenari nefasti per l’Ente e i tanti proprietari di immobili edificati in base allo strumento urbanistico approvato nel 2008. Le conseguenze restano tutte da decifrare, così come sarà da capire se ci sono margini per provvedimenti sananti. Nel frattempo, l’impressione è che si aprirà una fase estremamente incerta e dagli effetti potenzialmente devastanti.
