Andrea Tattini presidente Confcommercio e Maria Flora Monini presidente Confindustria (foto Archivio U24)

La Confcommercio torna da attaccare l’amministrazione comunale. E lo fa scegliendo il delicatissimo tema della fiscalità locale su cui, spiegano, «non sono state mantenute le promesse». Sul banco degli imputati finiscono il sindaco Daniele Benedetti e l’assessore al bilancio Paolo Proietti accusati «di non avere attivato i tavoli di concertazione».

Tarsu e Imu In particolare, a essere contestati sono l’aumento del 14% sulla Tarsu e l’aliquota Imu per gli immobili a uso commerciale, che nel bilancio preventivo è stata fissata alla 0.9%, e non al minimo stabilito dal Governo, vale a dire lo 0.76%. «Non più tardi di settembre siamo tornati a chiedere al sindaco e all’assessore – spiega il presidente Andrea Tattini – di riconsiderare le scelte in materia di fiscalità locale contenute nel bilancio di previsione. In quella occasione – prosegue – l’amministrazione si è impegnata ad aprire tavoli di concertazione con le associazioni di categoria, ma a oggi questa è rimasta una promessa non mantenuta».

Le richieste Preciso il pressing della Confcommercio che in cinque punti articola la propria «piattaforma di rivendicazioni». L’associazione di categoria, più specificatamente, torna a chiedere a palazzo municipio «lo stop degli interventi sulla fiscalità locale finché tutte le spese pubbliche comprimibili non risulteranno razionalizzate, il riesame dei criteri per l’applicazione della Tarsu per le strutture ricettive. La giusta imposizione – spiega Tattini – dovrebbe tenere conto della quantità di rifiuti prodotta e dell’occupazione reale delle strutture ricettive, che è ben diverso di far pagare il ‘vuoto per pieno’ come attualmente avviene». E poi: «Chiediamo la concertazione dei nuovi criteri di applicazione della Tares, che sostituirà la Tarsu, la differenziazione dell’aliquota Imu a seconda della destinazione d’uso e la non applicazione della Tassa di soggiorno».

«Basta iniquità» Ma i tempi per contenere la pressione fiscale ed evitare «di colpire ulteriormente coloro che tengono in piedi l’economia, producendo ricchezza e occupazione» stringono. La paura della Confcommercio, in sintesi, è di trovarsi «di fronte al fatto compiuto, con politiche miopi che non tengono in considerazione la drammaticità del momento. Si ritiene inaccettabile – è la conclusione – che continuino a permanere, come nel caso della tassa sui rifiuti, profonde iniquità e sperequazioni a danno dei nostri settori, penalizzati rispetto a tutti gli altri, senza nessuna ragione che giustifichi questa disparità di trattamento».