Inchiesta su assemblea Scs, la procura chiude l’indagine. Ipotizza a vario titolo il reato di falso ideologico, ingiuria e minacce a carico di nove persone, tra cui Giovannino Antonini, il pm Mara Pucci titolare del fascicolo d’inchiesta aperto tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 dopo il discusso rinnovo degli organi societari della coop che controlla Bps.
La querela di Solfaroli A dare input all’inchiesta la querela presentata da Danilo Solfaroli, ex presidente vicario, che nel dicembre 2011 aprì i lavori dell’assemblea salvo poi, come riferito nelle ore immediatamente successive in una nota, «essere interrotto illegittimamente da alcuni soggetti e dallo stesso Antonini che agli astanti hanno chiesto, altrettanto illegittimamente, di procedere alla nomina di un altro presidente, tra urla schiamazzi e intimidazioni».
Le accuse del pm Ricostruzione condivisa dal pm Pucci per cui i nove indagani «hanno insultato e intimidito Solfaroli, istigando la folla dei soci ad analoghi insulti e intimidazione al punto di impedirgli, attraverso continue interruzione, di espletare le sue funzione tanto da costringerlo a dichiarare chiusa l’assemblea alle 10.47». Non solo. Secondo la procura la maggioranza dell’assemblea, che poche ore dopo per acclamazione riportò Antonini alla guida della Scs, «è stata determinata con atti simulati o fraudolenti, rappresentando artificiosamente ai socia la mancanza di legittimazione di Solfaroli a presiedere l’assemblea, poi un’apparente regolarità dell’adunanza protrattasi dopo la chiusura formale».
Gli indagati Accuse, inutile dirlo, fermamente respinte dagli indagati intenzionati a convocare una conferenza stampa per fornire la propria ricostruzione dei fatti.
