di C.F.
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No. È secca la reazione del Con Spoleto, realtà che raccoglie la maggioranza degli operatori turistici della città, all’ipotesi di introduzione della tassa di soggiorno, messa sul piatto dalla giunta nell’ambito del Piano di rientro, peso specifico 221.000 mila euro annui.
Domanda immobile dal 2002, ma boom di offerta Le motivazioni, come si spiega chiaramente, sono note a tutti. Si va dalla domanda regionale inchiodata ai livelli di dieci anni fa, «5.911.000 milioni di presenze nel 2002, 5.957.000 milioni nel 2012», al boom dell’offerta con le strutture ricettive moltiplicatesi nello stesso periodo, «+20% nell’alberghiero, +50% in quello extralberghiero», passando per un crollo vertiginoso del tasso di occupazione, giù in media del 5.5%.
«Qui Tarsu +50%» Numeri aggravati «dall’aumento sproporzionato dei costi gestionali, specie quelli energetici, ma anche – e qui parliamo di Spoleto – del forte incremento della Tarsu, attestabile intorno al 50% e che in ogni caso penalizza le strutture sottoposte a un regime di pagamento vuoto per pieno”.
Il caso Perugia Malgrado tutto, però, il turismo di Spoleto cresce. Lo ha detto ieri Federalberghi provinciale al suo quinto Forum sul comparto, sottolineando che il Perugino, invece, nell’ultimo anno è andato male. Per Con Spoleto tirare le fila è semplice: «Nel capoluogo è stata applicata la tassa di soggiorno e si è registrato un decremento di presenze e arrivi del 5%».
«Tassa soggiorno pericolosa» Ergo: «Non si può introdurre la tassa di soggiorno a Spoleto, specie in maniera unilaterale, i questa fase occorre incentivare il turista, penalizzarlo interromperebbe il trend positivo, mettendo in discussione anche i contratti 2014 che vari operatori hanno già sottoscritto e a rischio posti di lavoro e sopravvivenza di molte strutture».
