Un'auto della polizia (foto U24)

«Sono stato picchiato e rapinato». Questa la richiesta di aiuto fatta mercoledì pomeriggio al 113 da un uomo di 38 anni del Viterbese subito raggiunto nei pressi della passerella di via Lungonera dagli agenti della squadra volante che lo hanno accompagnato dai colleghi della squadra mobile, prima di tornare sul posto per le indagini del caso.

«Sono stato picchiato e rapinato» L’uomo anche agli investigatori ha riferito di essere stato vittima di un’aggressione da parte di due malviventi che gli avevano teso un agguato vicino alla chiesa di San Salvatore. Qui, secondo il racconto dell’uomo incensurato e disoccupato, i banditi lo avrebbero picchiato e rapinato del giubbotto all’interno del quale custodiva il portafogli con circa 900 euro in contanti, frutto di un affare appena concluso con un agente immobiliare. La ricostruzione non ha convinto i poliziotti della mobile che hanno voluto approfondire i dettagli relativi agli spostamenti del trentottenne.

Ma è una bugia per nascondere i debiti Con gli agenti il viterbese è quindi tornato a ripercorrere il tragitto compiuto sia prima che dopo la fantomatica rapina. Contestualmente gli uomini della squadra volante hanno ritrovato il giubbotto dell’uomo contenente i documenti, in via Lungonera Cimarelli. Incalzato dalle domande degli investigatori alla fine il trentottenne è crollato, ammettendo di aver inventato ogni particolare riferito alla polizia per non dover ammettere alla moglie di non avere più soldi, ma anzi di essere sommerso dai debiti. A carico dell’uomo è scattata la denuncia per simulazione di reato.

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