di Maurizio Troccoli
Il pm perugino Manuela Comodi è stata condannata per essersi introdotta illecitamente nel sistema informatico della procura perugina. E’ quanto disposto dal giudice del tribunale di Firenze competente per i reati commessi dai magistrati umbri. Almeno uno degli accessi effettuati è relativo al noto caso Palamara.
La ricostruzione Alla pm Manuela Comodi, nota per essere stata l’accusatrice del caso Meredith, l’allora procuratore facente funzioni Luca Turco ha contestato diverse ricerche «senza ragioni di ufficio» nel sistema informatico, tra il 2019 e il 2022. Per sei di queste il gup del tribunale di Firenze, Fabio Gugliotta, lo scorso martedì, ha confermato le accuse della Procura, condannando, con rito abbreviato, Manuela Comodi, a una pena di tre mesi, con sospensione condizionale e a un anno di interdizione dai pubblici uffici. La pena accessoria beneficia, in automatico, della condizionale. Il quotidiano La Verità scrive che la «posizione è stata trasmessa alla Procura generale della Cassazione, per la valutazione del caso su una eventuale azione disciplinare». Sempre il quotidiano di Belpietro rende noto che «per gli altri tre capi di imputazione che l’accusa collegava a un interesse del convivente della Comodi, il magistrato Umberto Rana, la pm è stata assolta ‘perché i fatti non sussistono’. Ha invece retto l’accusa relativa a un breve accesso riguardante il caso Palamara» del 16 maggio 2019, 13 giorni prima del clamore mediatico del caso.
