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giovedì 27 gennaio - Aggiornato alle 07:29

Shalabayeva, difese chiedono proscioglimento imputati

I legali hanno terminato le arringhe. Tra venti giorni repliche e sentenza

di En.Ber.

Richiesta di non luogo a procedere per gli otto imputati dell’udienza preliminare in corso a Perugia sul presunto rapimento di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov, rimpatriata da Roma nel maggio 2013 insieme alla figlia Alua. Stamani, dinanzi al gup Carla Giangamboni, sono terminate le arringhe delle difese. Nei confronti di otto persone, tra cui l’ex capo della squadra mobile romana Renato Cortese (attuale questore di Palermo), l’allora dirigente dell’ufficio immigrazione Maurizio Improta (questore di Rimini), cinque agenti di polizia e il giudice di pace che si occupò del caso, accusate a vario titolo di sequestro di persona, falso e abuso d’ufficio, la procura umbra aveva chiesto il rinvio a giudizio. Il coinvolgimento del magistrato ha portato il fascicolo a Perugia per competenza territoriale.

Tra venti giorni repliche e sentenza Secondo la versione difensiva di Cortese e Improta eventuali errori sarebbero stati determinati dal comportamento della Shalabayeva che nelle fasi iniziali dell’operazione – è stato ricostruito dalla difesa – ha tenuto nascosta la sua identità. Le difese hanno perciò motivato eventuali equivoci con il comportamento poco collaborativo della Shalabayeva. Quest’ultima, sentita nei mesi scorsi in incidente probatorio, ha spiegato al giudice: «Quello mio e di mia figlia fu un rapimento. Una poliziotta mi ha ripetuto che ‘tutto era stato deciso’, ho chiesto mi venisse concesso asilo politico ma mi è stato risposto che ormai era troppo tardi». La prossima udienza è stata fissata per il 16 novembre, quando, al termine delle repliche, il giudice si ritirerà in camera di consiglio.

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