(Foto F.Troccoli)

di Enzo Beretta
È stato condannato a sei anni di carcere dal giudice per l’udienza preliminare Margherita Amodeo il 45enne afghano accusato di aver costretto una studentessa straniera a subire ripetuti atti sessuali durante la notte tra il 13 e il 14 luglio 2025 all’interno di un locale di via Pinturicchio dove la giovane era stata attirata con il pretesto di un lavoro. La sentenza è arrivata al termine del processo celebrato con rito abbreviato, nel corso del quale l’imputato ha assistito in videocollegamento dal carcere, senza essere presente fisicamente in aula. Per lui il pubblico ministero Laura Reale della Procura aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione, richiesta che nella quantificazione della pena è stata accolta dal giudice.

Ricostruzione Secondo quanto emerso dalle indagini e ricostruito dall’accusa, la giovane vittima sarebbe stata «privata della libertà personale» dopo essere stata «chiusa all’interno di un locale commerciale in via Pinturicchio», dal quale le sarebbe stato «impedito di allontanarsi per circa quattro ore». In quel lasso di tempo l’imputato avrebbe abusato sessualmente di lei e, come contestato dalla Procura della Repubblica, l’avrebbe anche aggredita fisicamente. La donna, infatti, sarebbe stata «colpita ripetutamente al volto e agli arti», riportando lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. I fatti contestati hanno portato all’accusa di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni gravi, in un quadro ritenuto particolarmente grave dagli inquirenti per le modalità e la durata della condotta.

Difesa A margine dell’udienza, il difensore dell’imputato, l’avvocato Mattiangeli, ha commentato la decisione del giudice: «Il giudice ha emesso una sentenza equilibrata, dopo aver letto le motivazioni valuteremo se ricorrere in appello». La difesa si riserva dunque di esaminare le motivazioni della sentenza, che saranno depositate nelle prossime settimane, prima di decidere se impugnare il provvedimento davanti alla Corte d’appello.

La lettera Tempo fa l’imputato aveva fatto pervenire alla persona offesa una lettera di scuse: «Chiedo scusa alla ragazza per quanto successo anche se so che una violenza non si può dimenticare. Nella vita si possono fare degli errori e io ne ho commesso uno grave di cui mi pento e mi vergogno. Il troppo bere non mi fa ricordare con nitidezza quello che è successo ma purtroppo non posso cambiare il passato».

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