Ottengono il riconoscimento della Carta docente (arretrati compresi) dai giudici del lavoro di Perugia, Terni e Spoleto, ma le sentenze cadono nel vuoto. Ancora una raffica di ricorsi davanti al Tar dell’Umbria presentati dai prof precari della scuola per ottenere quello che il Tribunale ordinario gli ha già riconosciuto, ma a cui il ministero dell’Istruzione del Merito (Mim) continua a fare orecchie da mercante, ovvero l’attivazione e il pagamento della Carta docente, che vale 500 euro l’anno e può essere spesa in libri e attività di formazione. Sì, perché soltanto il 3 giugno il collegio dei giudici amministrativi (presidente Ungari) ha depositato nove sentenze in favore di una dozzina circa di prof precari della scuola, ordinando al Mim di ottemperare entro 60 giorni alle sentenze dei giudici del lavoro, nei casi in questione risalenti all’inverno e alla primavera 2024 ed emesse dai Tribunali di Perugia e Spoleto, «procedendo quindi al pagamento di tutte le somme spettanti». Il Tar dell’Umbria, che come molti altri omologhi di altre regioni subisce un aggravio di procedimenti per la beffa subita dai precari con le Carte docenti, ha anche «nominato commissario ad acta il prefetto di Perugia o un funzionario da lui delegato affinché, in caso di infruttuoso decorso del suddetto termine, su richiesta dei ricorrenti», cioè dei prof precari, «provveda in sostituzione del Mim al rilascio della Carta docente e all’accredito su di essa delle somme riconosciute dalla sentenza». Per quest’attività eventualmente svolta «spetterà al commissario ad acta un compenso di mille euro a carico del ministero inottemperante», con un rilevante aggravio di costi.

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