Ina una giornata sono state controllate 60 attività commerciali che possono dare l’indicazione della cifra del fenomeno dell’evasione fiscale relativamente alla mancata emissione di scontrini fiscali.
I particolari Si va da piccole cifre – rende noto la guardia di finanza perugina – quelle cioè di bar e ristoranti, per il consumo di una colazione piuttosto che per un pranzo o una cena, fino a cifre ben più consistenti come il pagamento del servizio di un parrucchiere o, ancora, a qualche centinaia di euro come può essere il costo di un tatuaggio.
Il bilancio Il bilancio tratto dalle fiamme gialle sull’azione di controllo indica una mancata emissione di scontrini pari al 30 percento delle 60 attività controllate. Tradotto 18 attività sono state sorprese a non emettere scontrino fiscale. Sono in corso di perfezionamento da parte dell’agenzia delle entrate i dovuti atti di contestazione della prevista sanzione pecuniaria, è scritto nella nota della guardia di finanza
Rischiano la sospensione Nei confronti di diversi contribuenti si è già pervenuto alla constatazione di tre violazioni. Significa che la quarta irregolarità constatata, comporterà il provvedimento di sospensione dell’attività. Le modifiche alla disciplina dell’emissione dello scontrino fiscale, introdotte nel novembre 2006 con decreto collegato alla Finanziaria 2007, prevedono infatti che in caso di contestazione, nel corso di un quinquennio, di quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale sia disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività da un minimo di tre giorni fino a un massimo di un mese per i casi di recidiva.

