Valeria, nipote di Nedina (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

Addolorati e divorati dall’amarezza di una scomparsa misteriosa a cui non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi. A tre anni esatti dalla scomparsa di Nedina Stramaccia, la novantenne uscita dalla propria abitazione di Baiano il primo pomeriggio del 19 giugno 2010 per far pascolare le pecore e mai più ritrovata, i familiari tornano a lanciare un appello, chiedendo alla comunità «collaborazione e solidarietà, anche in forma anonima, a chiunque abbia visto o notato qualcosa».

Le ricerche Già, perché nonostante gli sforzi compiuti dalle autorità, che nelle ore immediatamente successive alla scomparsa, ma anche un paio di mesi dopo, hanno organizzato vaste battute di ricerca perlustrando palmo a palmo i boschi della zona, e a quelli sostenuti autonomamente dalla famiglia Latini-Stefanucci che tuttora continua senza sosta a passare al setaccio le montagne intorno alla casa, di Nedina non è mai stata trovata nessuna traccia utile, in qualche modo, a confermarne il passaggio tra i sentieri impervi della zona.

I sospetti Tanto che lentamente, ma inesorabilmente, tra i familiari di Nedina si è fatta largo la convinzione che l’anziana, nata e cresciuta nella zona e quindi particolarmente esperta, non abbia perso l’orientamento, finendo col cadere in un dirupo. Il sospetto in casa Latini-Stefanucci è che dietro la misteriosa scomparsa dell’anziana ci sia «l’intervento di qualcuno» che per ragioni tutte da chiarire ha avuto un ruolo in questa strana vicenda. «Quel giorno, come tutti gli altri, mia madre – spiega la figlia Annarita – indossava molti indumenti, motivo per cui continua a sembrarci assurdo che mai neanche un lembo di stoffa sia stato ritrovato». Niente di niente. «Non sappiamo più cosa pensare – rincara la nipote dell’anziana, Valeria – ci farebbe meno male sapere che si è effettivamente persa, ma non c’è mai stato un riscontro».

L’appello Da qui l’appello accorato rivolto alla comunità di Baiano: «Chiediamo a chiunque possa custodire qualche particolare – sono le parole di Annarita – di segnalarcelo, va benissimo anche anonimamente, perché può essere importante non solo per le indagini della magistratura, ma anche per noi come famiglia che continuiamo a vivere nella pena di non sapere cosa ne sia stato di mia madre».

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