venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 20:22

Scavi clandestini di materiale archeologico e traffici: Perugia e Terni in una rete internazionale

Arresti e perquisizioni: recuperavano e commercializzavano anche con l’estero il patrimonio culturale dello stato

Archeologia foto archivio

Individuata l’area dello scavo e approntate tutte le misure che richiedono questi blitz clandestini, c’era solo da mettere in piedi una rete commerciale per il contrabbando in tutta Italia e non solo. Perugia e Terni sono in questa rete. Che però nasce dalla Calabria, da Crotone, e precisamente da Isola Capo Rizzuto, dove appunto si trova l’area archeologica e dove l’organizzazione prende inizio a partire da Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Ciro’ Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni di Scandale, ritenuti esperti conoscitori dei luoghi in cui reperire il materiale archeologico. All’alba di lunedì sono scattate le misure cautelari, ben 23, in varie città italiane, tra cui a Perugia, con due arresti in carcere. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Crotone mentre le misure sono state eseguite dai carabinieri di Cosenza con l’aiuto dei militari di ogni città coinvolta. E quindi di Crotone, Perugia, Terni Bari, Benenvento, Bolzano, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Ferrara, Frosinone, Latina, Matera, Milano, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Roma, Siena e Viterbo. Inoltre grazie alla collaborazione delle Forze dell’ordine estere sono state eseguite perquisizioni in: Francia, Germania, Inghilterra e Serbia. I magistrati l’hanno definita. ‘Cirminalita’ archeologica crotonese’ molto radicata sul territorio, e organizzata per saccheggiare il patrimonio storico calabrese, commercializzando in Italia e all’estero molti reperti. Le indagini sono state avviate nel 2017 con una serie di accertamenti in alcuni scavi clandestini in varie aree archeologiche.

I commenti sono chiusi.