di Fra. Mar.
«Mi contestate che nelle conversazioni telefoniche e negli appunti a me sequestrati emerge una continua richiesta di assunzione di posti di lavoro e mi chiedete cosa si chiedeva in cambio per il nostro interessamento. Rispondo che non ho mai chiesto voti anche se talvolta i rapporti tra il richiedente e la presidente Lorenzetti erano di natura politica. Un’impresa privata che può fare un favore ad un politico lo fa, e forse si fidano delle persone segnalate». «Perché la Lorenzetti si è interessata per queste persone? Era nella sua natura aiutare le persone che si rivolgevano a lei». Sono questi alcuni stralci dell’interrogatorio che l’ex capo di gabinetto della giunta Lorenzetti, Sandra Santoni rese ai pubblici ministeri titolari dell’inchiesta Sanitopoli il 9 marzo scorso. Il contenuto di quel verbale è riportato stamane dai quotidiani La Nazione e Il Messaggero.
L’interrogatorio del 9 marzo scorso Sandra Santoni, indagata insieme ad altre 20 persone nella maxi inchiesta che ha scoperchiato la pentola delle raccomandazioni per un posto di lavoro o per un appalto, era andata dai pubblici ministeri Sergio Sottani( attualmente capo della procura di Forlì) e Mario Formisano per raccontare la sua verità su quei dischetti che i carabinieri del nucleo investigativo le avevano sequestrato nel settembre dello scorso anno e in cui avevano trovato migliaia di pagine di appunti, alcuni ritenuti molto interessanti. Molti dei quali con lo stesso leit motiv: la raccomandazione.
Perché tutto appuntato ? «Ero la segretaria della Lorenzetti e a fine giornata preparavo dei sintetici appunti che stampavo e consegnavo alla presidente .. mi chiedete come mai ho tenuto questi appunti, rispondo che nel dischetto erano anche altre cartelle che interessavano la Lorenzetti per iniziative cui era invitata anche dopo il suo mandato e lei non è capace di masterizzare dati dal computer. Non ci sono altri motivi» aveva spiegato la Santoni ai pubblici ministeri che però poi l’avevano sottoposta ad una sfilza di domande relative agli appunti sui posti di lavoro da far avere a questo o a quello.
Il suo incarico alla Asl 3 della Rosignoli A partire dal suo incarico all’Asl 3 diretta da Gigliola Rosignoli, altra indagata nell’inchiesta, a cui approdò dopo i due mandati da capo di gabinetto. Per la procura quell’incarico ha risvolti penali visto che lei proveniva dal Comune di Foligno e per arrivare alla Asl, venne fatto «un concorso ad hoc». «Mi contestate che io sia stata favorita nel mio rientro all’Asl di Foligno e ritengo che ciò sia un vostro giudizio… mi contestate che il concorso è stato indetto appositamente per me e nego tale circostanza in quanto nessun concorso è stato sinora indetto e la dirigenza Urp viene attualmente retta da altro soggetto. La conversazione che mi leggete in cui la Rosignoli sembrerebbe invocare in mio favore la disposizione dell’articolo 15 septies ma nego che la Rosignoli volesse agevolarmi».
Le mogli da sistemare Un’altra cosa che la Santoni spiega ai pm è ad esempio quella delle pressioni dell’attuale presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi per l’assunzione della moglie.« Guasticchi ci chiedeva di far scorrere la graduatoria per far assumere la moglie. Noi non abbiamo attinto alla graduatoria perché non avevamo bisogno di quel personale. Se abbia fatto pressioni con altri non lo so». Di moglie in moglie, Santoni risponde anche ad una domanda su un concorso in cui era implicata la moglie dell’on. Bocci «Mi chiedete come sia finito il concorso con la moglie dell’on. Bocci, che so lavorare al consiglio regionale, non credo che il suo nome sia stato attinto dalla graduatoria del concorso a cui fa riferimento nella telefonata».
La lista di Masci «La Lorenzetti mi ha presentato una lista di nominativi segnalati da Masci che al momento scalpitava perché escluso dalle candidature regionali e mi ha detto se era possibile segnalarli» ad aziende private come «l’industria metallurgica di Spoleto il bar cooperativa dell’ospedale di Foligno, la Qaudrilatero Spa, la Protezione civile della Regione, la Cesca Ncn ( nessuna azienda è stata mai indagata, ndr). Mi sono rivolta a loro perché erano quelle dove i soggetti avevano fatto domanda di assunzione».
La richiesta a Vendola e le firme per la candidatura Secondo quanto dice Santoni, l’ex presidente Lorenzetti si sarebbe anche rivolta a Nichi Vendola per il fratello di un avvocato che lavorava in puglia nel sistema sanitario« la presidente aveva scritto a Vendola per interessarsi della sua situazione ma rispose in modo evasivo». Quanto alle firme raccolte per la presentazione della candidatura della Lorenzetti, Santoni disse« per firme false si intende una firma fatta per conto di altri, ma con il consenso della persona. Queste firme sono quelle raccolte per presentare la candidatura della Lorenzetti all’assemblea regionale del Pd».

