Come se nulla fosse successo il laboratorio cinese di San Giustino in cui, come scoperto nei giorni scorsi, gli operai lavoravano in nero e in condizioni fatiscenti, aveva tranquillamente ripreso la sua attività. Ad accertarlo è stata la polizia del commissariato di Città di Castello che venerdì aveva imposto la sospensione dell’attività. Proprio per controllare se il provvedimento fosse rispettato gli uomini del commissariato, una volta arrivati di fronte al capannone della zona industriale della cittadina altotiberina, hanno potuto constatare come il laboratorio avesse tranquillamente ripreso a produrre a pieno ritmo.
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Undici operai Undici gli operai identificati, molti in nero e sempre nelle medesime condizioni. A questo punto a carico del proprietario cinese del laboratorio, oltre quella rimediata venerdì è scattata la denuncia anche per aver ripreso l’attività. In caso non lo rispettasse anche questa volta arriverebbero i sigilli. I controlli dei giorni scorsi avevano portato alla luce anche un altro laboratorio sempre di proprietà cinese. Posti di lavoro che, come accertato, erano stati trasformati in entrambi i casi anche in abitazioni: le stanze-dormitorio erano state infatti ricavate in ambienti vicini al laboratorio.
Gravi carenze igieniche I lavoratori avevano a disposizione stanze piccole ricavate con compensato o cartone, il tutto caratterizzato da gravissime carenze igieniche. Nelle stesse stanze, oltre agli effetti personali, è stato trovato cibo e piccole «cucine». In questo capannone gli agenti hanno anche trovato dei bambini intenti a giocare tra le macchine da cucire, uno di 4 e uno di 5 anni, mentre un altro più piccolo di tre mesi era con la mamma. Nella parte terminale del capannone poi c’era anche un piccolo cunicolo, dal quale eventuali lavoratori irregolari, in caso di controlli, avrebbero potuto lasciare lo stabile.
