di Chiara Fabrizi
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«Quelli della cooperativa Credito e servizi si sono salvati, ora fanno ricorso anche per la banca». Canta vittoria con il proprio stagista cinque giorni dopo avere «interferito» nella decisione dell’8 maggio della Terza sezione del Tar del Lazio, il giudice Franco Angelo Maria De Bernardi in carcere da lunedì mattina. A lui e all’avvocato Matilde De Paola si sarebbe rivolto, attraverso il «portavoce» Giorgio Cerruti, Giovannino Antonini, ai domiciliari, per assicurarsi una vittoria nella battaglia giudiziaria contro il ministero dell’Economia e delle Finanze e Bankitalia dopo il decreto di commissariamento della Spoleto credito e servizi (Scs), scattato insieme a quello della Banca popolare di Spoleto (Bps).
Filone Scs «di gran lunga il più rilevante» Una vittoria che sarebbe dovuta passare per una tangente da 50 mila euro che Cerruti, per conto di Antonini, avrebbe pattuito con il giudice De Bernardi. Per gli inquirenti a inchiodare i protagonisti del filone Scs dell’inchiesta della procura di Roma (pm Stefano Pesci), giudicato dal gip Maria Paola Tomaselli «di gran lunga il più rilevante», sono le intercettazioni ambientali e telefoniche. Numerose le conversazioni trascritte dai carabinieri del colonnello Sergio De Caprio, come numerosi sono gli incontri e le chiamate che precedono l’udienza dell’8 maggio.
Il primo incontro Oltre al pranzo capitolino del 27 febbraio, a cui hanno partecipato Cerruti, il giudice De Bernardi, Antonini e monsignor Manlio Sodi, nell’ordinanza del gip finiscono una serie di incontri andati in scena nell’ufficio del togato che riceve, più di una volta, sia Cerruti che l’avvocato De Paola per discutere dell’«intervento» sul ricorso Scs e della mazzetta. Altre riunioni si sono tenute nello studio della professionista, anche lei arrestata.
«Tu mi dici… 1,2,3 la roba è questa più quest’altro per me» Il primo a sedersi davanti alla scrivania del giudice è Cerruti, il 2 aprile. La visita serve per definire la tangente, operazione che il togato non rende semplice, esplicitando l’esigenza di coinvolgere i colleghi: «Ho capito, ma diventa difficile quantificare una cosa… non è che puoi chiedergli qualche migliaia di euro perché fa ridere i polli… lo capisce bene! Non ha neanche senso… qui c’è sotto gente che giustamente… io poi ci devo da andà a parlà!». Ma Cerruti insiste: «Scusami tu mi devi dire: guarda Giorgio qui ci vogliono 50 mila euro, faccio per dire na cifra, na cosa del genere… Quantifichiamolo! Capito? Non mi devi dare una risposta adesso! Tu senti… ti fai raccolta di idee… tu mi dici 1,2, 3 la roba è questa… più quest’altro per me! E questo diventa il totale».
«Agganci in Bankitalia» Preparato il terreno i due si incontrano di nuovo l’8 aprile, stavolta nello studio dell’avvocato De Paola. Qui la professionista conosce per la prima volta Antonini che poi la nominerà proprio legale, come previsto dal sistema collaudato tra il giudice e l’avvocato, con il primo che a Cerruti il 2 aprile dice: «Purtroppo se venivate prima eh, io mi organizzavo anche con gli studi legali nostri che era più facile». Prima della riunione con Antonini, De Bernardi prende accordi con l’avvocato De Paola invitata a rappresentare i propri «agganci» in Bankitalia.
«Sei in un ventre di vacca» Due giorni dopo Cerruti torna nello studio del giudice, vuole conferma della quantificazione della mazzetta: «Il presidente mi chiedeva… quant’è… perché dobbiamo sapere». De Bernardi: «Quello che ci siamo detti». Cerruti: «Cinquanta?». De Bernardi: «Sì, senza problemi». Cerruti: «Siamo tranquilli?». De Bernardi: «Sei in un ventre di vacca».
«Ricorso Tedeschini dà conati» Il 15 aprile il giudice De Bernardi prende visione del ricorso preparato da Tedeschini a suo parere inadeguato a tal punto da far venire i «conati». Le indicazioni in merito all’avvocato De Paola sono chiare: «Ci dividiamo i compiti… prepariamo le note d’udienza… tu prepari le note d’udienza… dove almeno tutta sta magma informe… quindi mettiti d’accordo con Tedeschini… anche per il calendario… in modo che… le note d’udienza vengano presentate al momento giusto… di lì poi tu sai bene chi ci metterà le mani… no?». Per gli inquirenti è chiaro che il giudice De Bernardi partecipa alla redazione degli atti difensivi.
«Quei cretini di Spoleto» L’interessamento del togato al ricorso Scs è forte. Tanto che il 17 aprile, due settimane dopo aver pattuito la mazzetta con Cerruti, riesce a farsi assegnare alla Terza sezione per l’udienza dell’8 maggio. La «buona notizia» viene immediatamente comunicata all’avvocato De Paola, invitata a «vendersela bene»: «L’8 ci sarò io… allora appena senti i nostri amici, quelli là… li puoi tranquillizzare che l’8 ci sono io». Poi dopo averci riflettuto 48 ore richiama De Paola: «Ti rendi conto che mi sono fatto assegnare… sarò io presente… avremmo dovuto chiedere molto di più… quello che sono riuscito a fare per questi cretini di Spoleto».
21 mila euro d’acconto Le premesse per pilotare il ricorso Scs ci sono tutte. E il 30 aprile, secondo gli inquirenti, Antonini fa capolino nello studio dell’avvocato De Paola e consegna 6 mila euro, «un acconto». Il giorno prima dell’udienza davanti alla Terza sezione è Cerruti a portare altri soldi, stavolta 15 mila.
Udienza Tar L’8 maggio la Terza sezione del Tar del Lazio respinge la richiesta di sospensione del decreto con cui il ministero ha posto in amministrazione straordinaria Scs, ma riconosce la fondatezza del ricorso e fissa al 2 ottobre la sentenza di merito. Il giudice Bernardi non figura nel collegio giudicante, ma ha presenziato in camera di consiglio «interferendo» sulla decisione dei colleghi, giudicata sia dagli inquirenti che dallo stesso togato «favorevole» ad Antonini.
Giudice entusiasta, Antonini «perplesso» Tant’è il giorno seguente con l’avvocato De Paola il giudice De Bernardi appare entusiasta: «Abbiamo portato a casa il risultato… il 2 ottobre va in decisione nel merito e vinciamo». Meno ottimista Antonini «perplesso» dal respingimento dell’istanza di sospensiva. Per rassicurarlo viene organizzato un nuovo incontro, è il 15 maggio, nello studio dell’avvocato De Paola a cui partecipano la professionista, il giudice e Cerruti.
