di Chia. Fa.
Sopra al pianto straziante di mamma Eleonora, il volto devastato di nonno Sandro, i lamenti incontrollabili di papà Livio e di tutti i familiari del piccolo Federico, un cielo bianco reso pesante dalla neve che di lì a poco avrebbe ripreso a cadere. L’ultimo saluto a Fefè, come lo chiamavano i compagni della materna, è drammatico.
«Circostanze fortuite e imprevedibili» Intorno alla chiesa di Santa Maria in Verde di Rocchetta, a pochi passi dal luogo in cui venerdì mattina si è verificato il terribile incidente, si è trovata una comunità intera per stringere in un abbraccio simbolico la famiglia del piccolo Federico. Sguardi vuoti, volti sfiniti da una terribile sofferenza, i corpi immobili dei parenti, degli amici, delle istituzioni mentre le parole di monsignore Mario Curini, vicario della Valnerina per l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia raggiungevano anche le decine di persone rimaste all’esterno della piccola chiesa. «Le parole non servono a niente, circostanze imprevedibili e fortuite hanno portato Federico nel Regno dei Cieli». E poi il richiamo alla fede: «Federico non va cercato tra i morti, ma tra i vivi, una ricerca che può essere condotta solo grazie all’aiuto di Dio».
«Ciao Fefè, teniamo nel cuore il tuo sorriso vispo» Le parole di monsignore Curini hanno tagliato l’aria gelida, il paesaggio innevato e attraversato la commozione dei presenti. Ma è delle maestre il tentativo di lasciare nel cuore di Rocchetta e della sua gente il ricordo di Federico, innocente, spensierato, gioioso, un bambino allegro, vivace, che si divertiva a fare piccoli dispetti agli amichetti di scuola. «Vogliamo ricordarti con quel sorriso spontaneo e vispo che avevi sempre stampato sul tuo visino, ciao piccolo Fefé». Poi quel piccolo feretro bianco portato fuori dalla chiesa, papà Livio che lo prende per accompagnarlo nella cappella di famiglia nel vicino cimitero. Dietro una processione lenta a tal punto da apparire immobile, quasi a voler rimandare all’infinito il momento dell’ultimo saluto a Federico.

