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mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 09:55

Rissa e ragazzo ucciso, preso in Germania il quarto uomo: «Gli ha dato calci e pugni mentre era già a terra»

Testimone racconta: «Mi ha detto ‘il morto l’ho picchiato io’». Ventenne in carcere, ma con mandato d’arresto rumeno

©Fabrizio Troccoli

«Il ragazzo a terra dietro la Opel Corsa colpito violentemente con calci e pugni da Valentin». E’ il cuore della testimonianza di una giovane che ha assistito alla rissa di Ferragosto a Bastia Umbria in cui ha perso la vita Filippo Limini, operaio spoletino di 25 anni. Valentino George Neculai, ventenne di nazionalità rumena, su cui pende un’ordinanza di custodia cautelare firmata il 21 agosto scorso dal gip Natalia Giubilei, è scappato dall’Umbria nelle ore successive alla violenza. La notizia è stata riportata dal quotidiano La Nazione. 

Quarto uomo preso in Germania Indagato per rissa e omicidio preterintenzionale in concorso, insieme ad altri tre giovani agli arresti domiciliari, Neculai è detenuto in un carcere tedesco dopo che è stato fermato dalla polizia di quel paese che lo ha portato in cella in esecuzione a un mandato d’arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria della Romania, che lo cercava per una condanna definitiva inflittagli per lesioni colpose quando ancora era minorenne. Ora anche le autorità italiane hanno avviato analogo iter per tentare di riportarlo in Italia, come vorrebbe anche il suo avvocato Francesco Cinque che venerdì mattina ha spiegato: «Deve tornare in Umbria, il mandato di arresto europeo emesso dall’Italia è per un reato più grave e deve rientrare per potersi difendere da accuse basate su testimonianze ancora molto contraddittorie».

Rissa Nell’ordinanza del gip c’è soprattutto il racconto di quei minuti di follia tra il palazzetto dello Sport di Bastia Umbra e il Country cafè, locale davanti al quale è iniziata tra i tre giovani a bordo della Opel Corsa e il gruppo di Limini che era in strada, coi primi che volevano passare e i secondi che occupavano la carreggiata. La violenza, però, si è consumata dopo «cinque minuti di tranquillità» secondo quanto riferito dalla testimone ai carabinieri del comandante Marco Vetrulli, ossia quando «all’improvviso il gruppo di ragazzi che era per strada davanti all’ingresso del locale si è spostata correndo verso il parcheggio del palazzetto dello sport, urlando parole credo il lingua albanese». La testimone ha notato «una ventina di persone colpire violentemente la Opel Corsa con un crick, grosse chiavi inglesi, bottiglie di vetro», come riportato in ordinanza del gip. Una ricostruzione, questa, coerente con molte altre emerse nelle ore successive alla rissa mortale, ma in più la testimone dice di aver visto «un ragazzo a terra dietro la Opel Corsa che veniva colpito violentemente con calci e pugni da Valentin, che conosco di vista».

«Mi ha detto “il ragazzo morto l’ho picchiato io”» Negli stessi istanti la giovane dice anche di aver notato «all’interno della Opel due ragazzi che venivano picchiati dal gruppo che era precedentemente davanti al locale». Secondo questa testimonianza, poi, in effetti l’utilitaria con a bordo due degli indagati agli arresti per omicidio preterintenzionale sarebbe passata due volte sul corpo di Filippo, come emerso in un primo momento: «Il conducente della Opel tentava una retromarcia al fine di fuggire, ma non riusciva perché con la ruota posteriore destra colpiva la testa del ragazzo a terra. Poi la Opel è andata nuovamente in avanti, poco però, e subito dopo con maggiore velocità è ripartita in retromarcia, riuscendo a uscire dal parcheggio dopo essere passata con due ruote sopra il corpo del giovane a terra». Di fronte alla scena la testimone è scappata scioccata ed è stata raggiunta proprio da Valentin, che le aveva prestato un accendino e lo rivoleva indietro: «Qui mi ha detto ‘il ragazzo morto l’ho picchiato io’».

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