È iniziato davanti ai giudici della Corte d’appello di Perugia l’appello bis per la tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), la struttura travolta il 18 gennaio 2017 da una valanga che provocò la morte di 29 persone. L’udienza, molto partecipata, si è aperta in un’aula gremita dai familiari delle vittime, molti dei quali indossavano magliette con le immagini dei loro cari.
Processo Il nuovo giudizio è stato disposto dalla Corte di Cassazione lo scorso 3 dicembre, quando i giudici supremi hanno annullato la decisione della Corte d’appello dell’Aquila ordinando un nuovo processo per sei dirigenti del Servizio di Protezione civile della Regione Abruzzo, in precedenza assolti. L’appello bis riguarda complessivamente dieci imputati: sei funzionari regionali accusati di disastro colposo e quattro amministratori locali imputati per omicidio colposo e lesioni colpose, reati oggi prescritti.
Motivazioni Nelle motivazioni della Cassazione era stato sottolineato come «la mancata redazione della Carta località pericolo valanghe incide, quindi, precludendola, sull’attuazione e poi sull’attivazione dei successivi meccanismi di prevenzione e del rischio dal momento che blocca la catena della protezione proprio nei suoi passaggi più significativi». Una mancanza, secondo i giudici, che avrebbe avuto un peso determinante nel sistema di prevenzione.
Udienza Dopo l’esposizione della relatrice, la giudice Carla Giangamboni, il presidente della Corte d’appello di Perugia, Paolo Micheli, ha rinviato il processo al 17 novembre per la requisitoria del sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi. Altre udienze sono già state fissate per il 20, 24 e 27 novembre e per l’1 e il 4 dicembre. Nel corso dell’udienza di questa mattina nell’Aula degli Affreschi non sono state presentate istanze dalle parti ma la Corte valuterà eventuali richieste nella prossima sessione.
Familiari «Cerchiamo la giustizia – ha dichiarato Gianluca Tanda, coordinatore del Comitato delle vittime di Rigopiano e fratello di Marco, una delle vittime -. La verità sappiamo perfettamente tutti. In questo perimetro ben delimitato sono mancate tante figure, tra le quali la Regione. Oggi sta qui, siamo contenti», ha aggiunto. «Fin dall’inizio abbiamo puntato sulla Regione perché era la grande assente in questo processo. Ci sono voluti anni ma finalmente la Cassazione ha disposto questo giudizio. Secondo noi, oggettivamente, hanno avuto delle responsabilità». L’avvocato Romolo Reboa, che rappresenta diverse famiglie delle vittime della tragedia di Rigopiano, chiede alla Regione Abruzzo di avviare l’iter per i risarcimenti: 50 milioni di euro dal bilancio regionale.
