di Maurizio Troccoli

Un nuovo annuncio per la riorganizzazione del reparto di Psichiatria a Perugia. Arriva dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Dopo le tante promesse che in dieci anni hanno visto impegnarsi dirigenti, politici e amministratori, ora ad assumersene la responsabilità è direttamente la governatrice.

È quanto ha assicurato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, come si legge da un comunicato. La Giunta regionale – è detto nella sua nota – aveva già definito con i due direttori generali dell’Azienda sanitaria territoriale e di quella ospedaliera (essendo il servizio di psichiatria gestito congiuntamente dalle due Aziende) gli indirizzi per la riorganizzazione ed il trasferimento del reparto. I due direttori hanno già rimesso alla Giunta regionale ed all’assessorato alla Sanità le loro proposte ed osservazioni che sono attualmente oggetto di valutazione. L’atto definitivo sarà dunque approvato nella prossima seduta.

Le promesse Si riaccende la speranza dunque alla scadenza dell’ultima data, dell’ultima promessa. Quella che entro il dicembre 2010 si sarebbe trasferito il cosiddetto Repartino all’ospedale Santa Maria della Misericordia, secondo quanto annunciato dall’allora assessore regionale Vincenzo Riommi: «La Asl e l’Azienda ospedaliera di Perugia stanno definendo l’accordo per la integrazione dei servizi psichiatrici per acuti che consentirà entro dicembre 2010 di trasferire il repartino alla Azienda ospedaliera del capoluogo».

Un passo indietr Nel 2006 i reparti maschile e femminile vengono accorpati per carenze di personale (con tagli del 25%). Dagli originari 26 posti letto si passa a 17-18 posti, ma l’Spdc arriva ad ospitare anche 20 pazienti. A quella data – riferisce un articolo di questa mattina pubblicato su La Nazione – dal Forum della Salute venne fuori un allarme fondato sulle seguenti cifre: 6 mila pazienti in cura ai servizi psichiatrici su una popolazione di 330mila utenti (Asl2). Il numero posti letto è il più basso d’Italia – si legge ancora – in rapporto alla popolazione e fortemente al di sotto degli standard di legge

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