I T-red a Perugia (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Se c’era qualcuno che aveva dei dubbi, adesso avrà una certezza. Alle tre persone finite sul banco degli imputati davanti al giudice per l’udienza preliminare Carla Giangamboni per l’indagine sui T-Red di Spello, se ne aggiungeranno altre. Del filone perugino. Quelle per cui il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini sta per chiudere l’indagine.

Riunificazione dei fascicoli E’ stato questo infatti il motivo per cui il magistrato venerdì mattina ha chiesto un rinvio al gup Giangamboni. Per riunire i fascicoli. Ma se uno è noto ed è in fase di udienza preliminare, l’altro è rimasto sotto traccia per oltre due anni. Tutti sapevano che la procura di Verona, che per prima aprì il vaso di Pandora sui temutissimi T- Red, aveva mandato degli atti alla procura di Perugia. Che forse non contenevano nomi ma solo indicazioni.

A breve l’avviso di conclusione delle indagini Ma ora i nomi ci sono. Eccome. E il pubblico ministero Petrazzini che ha portato avanti entrambe le indagini ha pronto per loro un avviso di conclusione delle indagini. E una richiesta di rinvio a giudizio. Che arriverà a stretto giro di boa.  E’ facile ipotizzare che tra gli indagati ci sia Stefano Arrighetti, l’amministratore della Kria, la ditta produttrice dei T-Red.  E Raoul Cairoli, l’amministratore unico della Citiesse, la ditta che commercializzava in esclusiva gli apparecchi spara multe, entrambi già indagati dalle procure di mezza Italia e a processo per il filone di Spello.

I T- Red A Perugia i t-red  vennero installati nel luglio del 2006, e, fino a quando non vennero rimossi a dicembre, fecero più di 21mila multe. Un diluvio di contestazioni che fecero infuriare la cittadinanza, specialmente quando si appurò che l’apparecchiatura era tarata su una durata del giallo molto bassa. E’ emerso infatti che l’apparecchiatura era stata omologata dal Ministero dei Trasporti non in ogni sua componente. Solo le telecamere infatti erano state omologate. L’hardware no. E ovviamente non erano le telecamere che potevano regolare la durata del giallo.

Le parole di Cairoli L’ingegner Raoul Cairoli giovedì mattina davanti al giudice Giangamboni ha voluto comunque rilasciare dichiarazioni: « Io sono a favore del capo d’imputazione del pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, perché ritengo che anche da lì emerga la mia totale estraneità. Io i T-red li ho distribuiti è vero, ma sapevo che erano omologati e non ero tenuto a controllare. Inoltre, se prima la Citiesse aveva 40 dipendenti, dopo tutto ne ha avuto quattro e poi l’ho dovuta mettere in liquidazione».

I secondi del giallo A Cairoli, che delle multe fatte percepiva in genere una percentuale, Umbria24.it ha chiesto come spiega il fatto dei pochi secondi di durata del giallo. « Io concordo sul fatto che un giallo di quattro secondi possa essere insufficiente, ma è stato il Ministero dei Trasporti a dire ai comuni usate lo studio Cnr 2001 in cui venivano indicati i tempi di durata del giallo». Punto nodale della questione. Meno secondi di durata, più multe, più soldi. Che finivano non solo nelle casse dei comuni, ma anche in quelle della Citiesse. Che nella scorsa udienza ha chiesto di costituirsi parte civile in quanto si reputa lesa dall’aver distribuito un apparecchiatura che poi è risultata non omologata.

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