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martedì 15 giugno - Aggiornato alle 05:05

Razzo «Lunga marcia 5B» in caduta, Umbria tra le nove regioni del Centro-Sud in allerta

Porzioni di territorio potenzialmente coinvolte secondo Protezione civile e tecnici. Rientro in atmosfera atteso nella notte tra sabato e domenica

Il razzo cinese

Cè anche l’Umbria tra le nove regioni in cui potrebbero cadere frammenti del lanciatore spaziale cinese «Lunga marcia 5B», il razzo che il 29 aprile ha portato in orbita il primo modulo della stazione spaziale Tiangong e il cui stadio centrale è finito, ormai, fuori controllo. Nella serata di venerdì si è riunito il comitato operativo della Protezione civile «per un’analisi degli ipotetici scenari dovuti al rientro incontrollato in atmosfera» dello stadio centrale del razzo.

Lo scenario «Al momento – spiega la Protezione civile – la previsione di rientro sulla terra è fissata per le ore 02:24 ore locali del 9 maggio, con una finestra temporale di incertezza di ± 6 ore, all’interno di questo arco temporale sono tre le traiettorie che potrebbero coinvolgere l’Italia che, in totale, interessano porzioni di 9 regioni del centro-sud, ovvero Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le previsioni di rientro saranno soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento del vettore spaziale stesso e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare».

Indicazioni Il tavolo tecnico continuerà, insieme ai rappresentanti delle Regioni potenzialmente coinvolte, a seguire tutte le operazioni del rientro, fornendo analisi e aggiornamenti sull’evoluzione delle operazioni. Il tavolo ha fornito anche alcune indicazioni utili alla popolazione «affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione»: «È poco probabile – spiega la Prociv – che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate»

Potenziali danni I frammenti «impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici». I tecnici spiegano anche che «all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti». È poco probabile – è detto infine – che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto; alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, di non toccarlo, mantenendosi a una distanza di almeno 20 metri, e dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti».

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