L'indagine dei carabinieri (foto Fabrizi-U24)

di Francesca Marruco

Nell’ordinanza con cui sono stati arrestati si parla di «abitualità e professionalità nel portare a termine delle rapine in diversi  luoghi del paese». E infatti, secondo quanto ricostruito, dapprima con le parole del capo della banda, che dal carcere di Arezzo ha guidato i carabinieri aretini per fargli attribuire la paternità di svariate rapine messe a segno nel centro Italia, poi riscontrato con elementi oggettivi legati agli stessi reati, è risultato che una banda di otto persone, di cui quattro perugini, un folignate, un torinese e un napoletano hanno messo a segno otto rapine in due anni in Umbria.

L’ordinanza Adesso, il gip di Perugia Alberto Avenoso ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pubblico ministero Antonella Duchini, concernente i reati commessi nel territorio di competenza, eseguita nei giorni scorsi dai carabinieri di Arezzo insieme ai colleghi di Perugia che hanno fornito supporto logistico. Delle otto persone facenti parte della banda delle rapine a banche e uffici postali, uno è già in carcere ad Arezzo, ed è grazie alla sua testimonianza se adesso dietro le sbarre finiranno anche altri. Un altro invece è detenuto a Canton Monbello. Altri tre, due perugini e un ternano,  sono finiti dietro le sbarre, mentre ai restanti tre, considerati coinvolti in maniera minore, è stato applicato l’obbligo di dimora, uno nel comune di Assisi, uno di Perugia e uno a Brescia.

Chi sono e come agivano Si tratta di persone sulla cinquantina che hanno messo a segno rapine in Umbria, Toscana, Emilia ROmagna e Brescia. Tutti con precedenti penali anche specifici che nel periodo in cui hanno portato a termine tutte queste rapine, agivano in maniera determinata e scientifica. Senza lasciare nulla al caso. Andavano il giorno prima a praticare dei fori sulle pareti, usavano macchine ‘pulite’, non andavano a viso scoperto e non andavano nei posti in cui potevano essere riconosciuti.  Puntavano pistole, vere o scacciacani in testa alla gente, si facevano consegnare i soldi, e li chiudevano in una stanza per guadagnare la fuga.

Le rapine La prima rapina è quella avvenuta alla Cassa di Risparmio di Foligno di Ospedalicchio il primo luglio del 2004: bottino 11.300 euro. La seconda è quella alla Cassa di Risparmio di Foligno del 10 maggio 2005, bottino: 11.645 euro in contanti e 13.647 in assegni. Il 27 luglio del 2005 tornano in azione alla Banca dell’Umbria, filiale di Ellera: rubati 35.399.40 euro.  Due giorni dopo lo stesso copione va in scena a Narni, alla filiale dell’Unicredit: rubati 9.505 euro. Il 3 ottobre del 2005 è la volta della Carim di Foligno: bottino 30.000 euro. Il 5 dicembre 2005 tocca alla Banca Popolare di Spoleto di Gubbio in cui vengono rubati altri 30.000 euro. Infine il 27 dicembre di quello stesso anno, alla Banca Imi San Paolo di Foligno, vengono rubate 65.000 euro. In totale poco meno di 200.000 euro.

Responsabili  scoperti dopo anni A distanza di sette- otto anni, sono stati finalmente individuati quelli che secondo l’autorità giudiziaria sono i responsabili. Individuati grazie alla collaborazione dell’uomo in carcere ad Arezzo, senza le cui indicazioni, probabilmente, le rapine sarebbero rimaste senza colpevole.