di Francesca Marruco
Martedì mattina compariranno davanti al giudice Luca Semeraro per l’udienza di convalida, che prevedibilmente terminerà con la convalida di tutti e quattro gli arresti per la rapina di Città di Castello. I quattro albanesi infatti, sono stati beccati quasi in flagranza di reato. I carabinieri della pattuglia del radiomobile di Città di Castello, che hanno rischiato di finire in un dirupo quando l’auto dei malviventi li ha speronati, li stavano infatti inseguendo su precisa indicazione della figlia del proprietario della villa depredata.
La telefonata Lei dalla sua camera da letto al piano inferiore ha chiamato i carabinieri, permettendo loro di avere poco ritardo sulla fuga dei malviventi, che non ci hanno pensato due volte a speronare l’auto di servizio della stazione dell’Arma e a gettarsi a tutta velocità per sfuggire all’altra gazzella nel frattempo arrivata.
Nessuna violenza I quattro albanesi chiusi in una cella del carcere di Perugia ammettono le loro responsabilità. Lo hanno fatto sabato scorso davanti al pubblico ministero Paolo Abbritti, e dovrebbero farlo martedì davanti al gip Luca Semeraro. Ma, tramite uno dei loro avvocato Giuseppe Gasparri, gli altri due sono difesi da Daniela Paccoi, puntualizzano di non aver usato alcuni tipo di violenza contro le persone sequestrate nella villa. Di non averli minacciati. Uno di loro dice di aver rassicurato il figlio dell’imprenditore sul fatto che non gli avrebbe fatto del male. Sostengono anche di averli slegati tutti prima di andare via.
Solo il denaro Dicono di essere stati interessati solo a rubare contanti e preziosi dalla casa di Gabrio Bruschi, rincasato dopo aver chiuso il suo night club, Il Dollaro, di Monterchi con l’incasso della serata. Hanno aspettato un venerdì sera per entrare in azione. Un giorno della settimana in cui la cassa del locale ha più soldi all’interno. Ma avevano controllato prima dove fosse la casa.
Il basista Almeno lo ha fatto uno di loro insieme ad un uomo tifernate difeso dall’avvocato Flavio Grassini che non ci ha pensato due volte ad andare dal pubblico ministero a dare la sua versione, prima che gli arrestati potessero dire qualcosa contro di lui. In sostanza è andato dal pm a dire di aver accompagnato quell’albanese davanti alla casa di Gabrio Bruschi, ma non aveva idea che le cose potessero diventare così giganti. Per fare cosa, non è semplice dimostrarlo. Lui ovviamente, tende a lavarsi le mani del crimine che poi è venuto fuori.
Tabulati Saranno fondamentali i tabulati telefonici già richiesti. Perché i contatti tra gli albanesi, due arrestati dai carabinieri nell’immediatezza dei fatti e due dalla polizia il mattino successivo, e il presunto basista potrebbero spiegare da soli chi ha deciso cosa. E intanto, per fortuna, una situazione delicata come quella di persone tenute sotto scacco da quattro malviventi, non è finita tragicamente come purtroppo successo recentemente a Perugia, e anzi, carabinieri e polizia, in uno sforzo congiunto e tempestivo, hanno arrestato i responsabili del crimine.

