di Francesca Marruco
«Devi ringraziare i tuoi amici» ha detto uno dei rapinatori a Gabrio Bruschi. Quell’«amico» ex dipendente che ha indicato il luogo in cui si trovava la casa di Bruschi. Lo stesso che ai quattro albanesi ha riferito tutte le abitudini della famiglia. Adesso per loro, il gip Luca Semeraro che ha convalidato i loro arresti sono personaggi «molto pericolosi e dediti al crimine». Per questo, i quattro albanesi arrestati per la rapina in casa dell’imprenditore Gabrio Bruschi a Città di Castello, resteranno in carcere.
Ammissioni I quattro uomini, pur cercando di ritagliarsi ruoli sempre più piccoli e defilati, hanno ammesso le loro responsabilità martedì mattina davanti al gip Luca Semeraro e hanno spiegato che un ruolo importante ce lo ha avuto anche il presunto basista, che aveva debiti di droga con Gentian Isufaji , il capo della banda con cui avrebbe deciso di dividere in cinque parti il bottino della rapina messa a segno dai quattro albanesi.
I sopralluoghi Due i sopralluoghi davanti alla casa di Bruschi da parte di Gentian e del giovane tifernate basista, con i debiti di droga verso l’albanese. Due sopralluoghi in cui il tifernate, ex dipendente del locale di Bruschi, il dollaro, ha spiegato a Isufaji le abitudini della famiglia, e la possibilità di trovare anche dieci mila in una serata di buon incasso nelle tasche dell’uomo.
La rapina E cosi hanno fatto Gentian Isufaji, Lec Marku, Aleks Martini e Fation Palai, che venerdì scorso hanno aspettato il rientro a casa di Bruschi, della moglie e del figlio. Prima è arrivato il figlio in moto: «L’uomo armato di coltello– scrive il gip Semeraro – minacciava il minore, ponendogli le lame all’altezza delle dita e gli intimava di aprire l’abitazione. Nel frattempo giungeva Bruschi Gabrio e il rapinatore costringeva il minore a stare seduto e a riferire al padre di essere caduto dalla moto». Pochi secondi dopo erano tutti in casa, sotto scacco dei quattro malviventi armati di coltello e di una pistola scacciacani, alterata in modo tale da sembrare vera.
Dentro casa Legati e minacciati dagli albanesi hanno cercato di fare il loro meglio per bloccare quei delinquenti: il figlio minorenne con una scusa è riuscito ad arrivare in camera della sorella che dormiva al piano di sotto col fidanzato. Poi lei da lì ha chiamato subito i carabinieri. Gabrio ha finto un malore per essere liberato, ma i ladri pochi secondi dopo sono scappati con i soldi della serata, computer e gioielli.
Manca la refurtiva Non tutta la refurtiva è stata recuperata dai carabinieri, per il gip, «segno della evidente capacità di delinquere dei quattro» per cui per ora resta aperta solo una cella del carcere di Capanne, fin quando il pm Paolo Abbritti non chiederà per loro pene esemplari. Affinché, una volta per tutte, la smettano di piombare di notte nelle case e nelle vite di persone normali, per sconvolgerle.

