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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 20:42

Ragazzo morto, la trans accusata di omicidio volontario: «Mi ha aggredita, non era soddisfatto sessualmente»

La ricostruzione: «Prima la lite in auto durante il rapporto poi fuori. Siamo finiti nel fosso, ma lui era vivo». Le indagini

Omicidio Samuele De Paoli IL medico legale Sergio Scalise - ©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli  

Sono da poco passate le 22 quando la trans, 43 anni, accusata di omicidio volontario per la morte del ventiduenne Samuele De Paoli, inizia il suo interrogatorio davanti agli inquirenti a Perugia. Ed è quasi l’una, quando lascia gli investigatori per dirigersi verso l’ospedale di Perugia e farsi visitare. «Fino alla notte di mercoledì non c’è andata per paura» dice a Umbria24 il difensore Francesco Gatti, aggiungendo: «La versione che Patrizia (questo il nome della trans, ndr) ha rilasciato ai magistrati è congruente con gli elementi di indagine raccolti. La sostanza è che i due si sono incontrati per avere un rapporto, ma ne è nata una lite, che è finita con i due, entrambi colpiti. Quando lei è andata via lui era vivo».

VIDEO: IL LUOGO DEL RITROVAMENTO
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La versione della trans Secondo il racconto di Patrizia, una trans di origini brasiliane, il 22enne Samuele l’ha fatta salire in macchina e si sono appartati per avere un rapporto sessuale, poi gli animi si sarebbero accesi per ragioni che gli inquirenti classificano come futili. In base alla ricostruzione della trans, Samuele le avrebbe espressamente detto che lei non era sufficientemente eccitante per lui, da qui è nata una lite che in breve è passata dalla parole alla violenza fisica. «Lui mi ha strappato i capelli – ha detto Patrizia agli inquirenti – e mi ha colpito al volto». La trans è convinta e l’ha raccontato agli inquirenti, che Samuele fosse sia sotto effetto di alcol che di droga.

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La lite per futili motivi Lui è ancora nudo quando inizia la colluttazione – è sempre la ricostruzione di Patrizia – e dall’auto finiscono fuori l’abitacolo. Sono a terra, continuano a darsele reciprocamente. Patrizia è corpulenta,  sarebbe alta e fisicamente robusta. Secondo la sua versione avrebbe impiegato tutta la forza necessaria a difendersi dalla furia del ragazzo, sostiene. Afferma di essere stata colpita al volto. Poi Samuele l’avrebbe colpita anche con un bastone al busto. Anche dall’ospedale, avrebbero certificato quattro costole rotte. Durante i momenti di violenza i due finiscono entrambi nel fosso. Patrizia farà vedere alcuni segni dietro la schiena. La lite – stando al suo racconto- sarebbe durata minuti. Lei ha la meglio ma quando riesce ad alzarsi dal fosso e ad allontanarsi dice che Samuele «era vivo. L’ho sentito parlare». Poi la fuga a piedi.

 

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