di Enzo Beretta
La Procura della Repubblica di Perugia e l’avvocato di Emiliano Volpe – il diciottenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il giovane trovato morto nel gennaio del 2025 in un bed and breakfast del centro storico di Perugia – non hanno raggiunto l’accordo sull’entità del patteggiamento. Per questa ragione l’imputato dovrà affrontare il processo davanti alla Corte d’Assise. L’avvocato Alessandro Ricci nel corso della precedente udienza, a gennaio, aveva chiesto e ottenuto dai giudici un rinvio per cercare di trovare un accordo. Il primo, infatti, che contemplava una pena di due anni e mezzo, era stato rigettato dal gup Simona Di Maria in quanto ritenuta troppo bassa. «Non stiamo chiedendo vendetta ma vogliamo solo una vera giustizia – erano state le parole di Michele, il padre di Andrea Prospero -. Oltre alla giustizia vorremmo sapere la verità su quello che è accaduto ma non so se avrò la fortuna di conoscerla».
Prospero, studente abruzzese, iscritto al primo anno di informatica all’Università di Perugia, morì suicida nella camera di un B&B del centro storico. Il 17 marzo 2025 venne arrestato un diciottenne romano (poi tornato libero) che Andrea non aveva mai incontrato di persona e di cui conosceva solo il nickname usato nelle chat di Telegram. Secondo quanto emerso dalle indagini, Andrea aveva chiesto a questo giovane consigli sul mezzo più idoneo e indolore per il suicidio: il diciottenne – secondo l’accusa – lo avrebbe incoraggiato indicandogli farmaci che Prospero poi acquistò.
