Offese di tipo omofono e botte, da parte di un professore, a un ragazzo di 14 anni che frequenta una scuola della provincia di Perugia. È, secondo quanto riportato domenica dal Giornale dell’Umbria, quanto denuncia l’avvocato dei genitori del ragazzo alla polizia che sta indagando sul caso. L’alunno avrebbe reagito con una frase che, a sua volta, avrebbe provocato la reazione violenta del docente, il quale avrebbe colpito il ragazzo con calci e pugni. Secondo il racconto il professore, passeggiando per l’aula, guardando con insistenza il 14enne gli avrebbe detto che «essere gay è una brutta malattia». Una frase ripetuta al ragazzo, chiamato per nome e cognome, dato che quest’ultimo non aveva sentito. «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa». A quel punto il 14enne avrebbe risposto: «Sicuramente, da quando conosco lei».

La denuncia A questa frase il docente avrebbe reagito assestando due calci alle gambe, due pugni sulle spalle per poi stringere il collo del ragazzo. Lo studente, dopo un momento iniziale di titubanza, ha riferito quanto successo prima ad altri compagni di scuola, poi ai genitori, che lo hanno accompagnato in ospedale. Proprio in base alla segnalazione dell’ospedale che ha curato il ragazzo riscontrando anche un grande ematoma su una coscia, la polizia ha avviato i primi accertamenti, cui sono seguite indagini a riscontro della successiva denuncia nei confronti del docente presentata dal legale della famiglia del ragazzo. Quanto al professore, il preside dell’istituto come misura cautelare ha deciso di spostare il ragazzo in un’altra sezione.

Indignazione Sul fatto, attraverso un post su Facebook, è intervenuta anche la presidente della Regione Catiuscia Marini che parla di «episodio gravissimo. Domani cercherò di avere informazioni in merito dall’Ufficio scolastico regionale». Indignazione arriva poi da parte di Equality Italia che chiede l’intervento del ministro Giannini. «Se le ricostruzioni del fatto fossero confermate – afferma il presidente dell’associazione Aurelio Mancuso – si tratterebbe di un fatto gravissimo e dovrebbero immediatamente intervenire il ministro Giannini, le istituzioni nazionali e locali, i sindacati della scuola». «È in atto una generale campagna d’intimidazione nella scuola italiana che – osserva Mancuso – vuole ricacciare nella clandestinità studenti e insegnanti omosessuali, che vuole schedare istituti colpevoli di promuovere una cultura del rispetto delle differenze e del rifiuto delle discriminazioni. Il ministro Giannini deve svegliarsi e, al netto delle dichiarazioni di prammatica, dire chiaramente come intende difendere il pluralismo, l’integrità e la dignità delle persone omosessuali nella scuola italiana».

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