di Maurizio Troccoli e Chiara Fabrizi
«Vivo per dargli giustizia». Così la mamma di Samuel Cuffaro, morto a 19 anni nell’esplosione del 7 maggio 2021 del laboratorio in località Canne Greche a Gubbio in cui si lavorava cannabis legale, davanti al tribunale di Perugia, dove si è aperto il processo a carico dei titolari delle due società coinvolte nel drammatico incidente sul lavoro, costato la vita anche a Elisabetta d’Innocenti, 52 anni, e il grave ferimento di un giovane all’epoca minorenne.
VIDEO, LA MADRE DI SAMUELE: «NON LO AMMAZZERANNO DUE VOLTE»
L’INVENZIONE MORTALE E «I RISCHI ACCETTATI»
Processo esplosione di Gubbio Il gup Angela Avila ha ammesso al processo preliminare i familiari delle vittime e dei feriti di quella drammatica esplosione, fissando per la metà di gennaio la prossima udienza che dovrebbe essere sufficiente per arrivare alla pronuncia sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore Gemma Miliani, sostituita in aula da Mario Formisano. Cinque gli imputati per l’esplosione di Gubbio che, a vario titolo, si devono difendere dall’accusa di duplice omicidio doloso, incendio doloso, lesioni dolose e omissione dolosa di cautele per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Gli imputati Si tratta di Alessandro Rossi, 33 anni, legale rappresentante della Greenvest e della Green genetics, le due società con cui, rispettivamente, veniva commercializzata e prodotta la cannabis; Gabriele Muratori, 29 anni, legale rappresentante Green genetics e socio e gestore di fatto della Greenvest; Maria Gloria Muratori, 25 anni, legale rappresentante della Greenvest e socio e gestore di fatto della Green genetics; e Luciano Rossi, 35 anni, considerato socio occulto e gestore di fatto di entrambe le società. Tutti sono difesi dall’avvocato Monica Bisio, mentre il quinto imputato è Giorgio Mosca, 43 anni, proprietario dell’immobile in cui si è verificata l’esplosione, rappresentato dagli avvocati Luca Maori e Aldo Poggioni, anche lui considerato socio occulto e gestore di fatto di entrambe le società.
Mamma di Samuel: «Vivo per dargli giustizia» Davanti al tribunale tanti giovani amici della giovane vittima, ma anche dei due ragazzi rimasti feriti, uno dei quali molto gravemente, si sono stretti intorno ai familiari, in particolare intorno alla mamma di Samuel, che a Umbria24 ha detto: «Siamo qua per chiedere giustizia per mio figlio Samuel. Aveva 19 anni e me l’hanno ammazzato, non voglio sentire parlare di riduzione di pena e non voglio sentire che non sia stato fatto di proposito. Sapevano a cosa andavano incontro e hanno fatto entrare mio figlio lì dentro senza pensare a quello che poteva succedere, pensavano solo ad arricchirsi, quindi voglio che paghino fino alla fine».
