Amanda Knox all'udienza d'Appello (foto Fabrizio Troccoli)

di Francesca Marruco e Maurizio Troccoli

Commossa, «frustrata», stanca, Amanda prende la parola durante l’udienza di questa mattina, con la quale sono stati prorogati i termini della consegna delle nuove perizie genetiche, e dice: «La cosa più importante è fare verità, ma sono tanti gli errori compiuti, sono in carcere da innocente e non voglio rimanerci per tutta la vita». Ha i i capelli raccolti in una piccola coda, un’elegante camicetta di raso color avorio e pantaloni neri, quando giunge nell’aula degli Affreschi della corte d’Asssise, d’appello di Perugia, Amanda Knox, condannata insieme a Raffaele Sollecito, rispettivamente a 26 e a 25 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher.

La deposizione spontanea «Sono in carcere da innocente da piu’ di tre anni e mezzo e questo per me e’ frustrantissimo, mi esaurisce». Ha preso la parola Amanda Knox, alla fine dell’udienza visibilmente commossa: «Non c’è cosa più importante – ha sottolineato – che accertare la verità. Ci sono stati tanti pregiudizi ed errori fatti. Ricordo i primi giorni, ero piccola e non capivo tutto questo. Io non voglio rimanere in carcere ingiustamente – ha concluso la Knox – e per tutta la mia vita». E’ una Amanda più matura, anche se ben più provata della giovane studentessa americana spensierata, di tre anni e mezzo fà. Lo sostiene con convinzione, lo ribadisce in diverse occasioni, come a volere accendere l’attenzione sul senso di frustrazione che l’esperienza carceraria infligge ma anche sull’esperienza di crescita che determina. E prova a definire i contorni di un’analisi che interpreta il presente e giudica il passato, la giovane di Seattle, quando spiega che a quei tempi era «piccola e non capiva tutto questo».

Slittano i tempi della perizia Sara’ depositata invece entro il 30 giugno prossimo la perizia relativa alle tracce di dna individuate sul coltello considerato l’arma utilizzata per uccidere Meredith Kercher e sul gancetto del reggiseno da lei indossato al momento dell’omicidio. Il nuovo termine e’ stato fissato dai giudici su richiesta dei loro periti che nei giorni scorsi avevano chiesto una proroga di 40 giorni per rispondere ai quesiti posti. Gli esperti sono comparsi stamani in Aula, spiegando di avere ottenuto tutti i dati scientifici richiesti. Hanno comunque evidenziato la necessità di poter consultare il verbale relativo al sequestro del coltello e le deposizioni nel processo di primo grado degli agenti che eseguirono la perquisizione in casa di Sollecito. Documenti che la Corte ha disposto vengano ora forniti ai periti. Davanti ai giudici uno degli esperti ha sottolineato la ”massima collaborazione” fornita dalla polizia scientifica che ha eseguito gli accertamenti tecnici nel corso delle indagini.

L’ultima lettera di un detenuto Per quanto riguarda l’ultima lettera inviata da un detenuto del carcere di Vercelli, che dice di sapere chi sono i mandanti e gli assassini di Meredith, recapitata all’avvocato di Amanda Carlo Dalla Vedova e alla procura generale di Perugia, la corte ha deciso che deciderà cosa farne solo in un secondo momento. Quando tutte le parti ne avranno preso conoscenza e tutti avranno da proporre cosa fare in proposito. Teoricamente, i giudici potrebbe anche decidere di ascoltarlo come testimone in udienza. L’uomo sostiene che Meredith sarebbe stata uccisa per un debito di droga.

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Nuovi testimoni: Mario Alessi Il 18 e 27 giugno verranno sentiti invece nuovi testimoni  Mario Alessi e Luciano Aviello, i detenuti che hanno scritto ai legali della difesa dei due imputati, dichiarando di conoscere i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Meredith Kercher. Entrambi le testimonianze tendono a scagionare Amanda Knox e Raffaele Sollecito. In particolare, Mario Alessi, recluso nello stesso carcere di Rudy Hermann Guede, l’ivoriano condannato a 16 anni in appello con l’accusa di concorso in omicidio insieme ad Amanda e Raffaele, sostenne di aver raccolto una confidenza di Rudy in cui l’ivoriano gli avrebbe detto che ad uccidere Meredith fu una persona mai sfiorata dalle indagini. Rudy aveva smentito la circostanza tramite i suoi legali. Oltre ad Alessi verranno sentiti altri tre detenuti dello stesso carcere, Trinca Ciprian, Antonio De Cesare e Marco Castelluccio che confermarono la circostanza.

Luciano Aviello Oltre a Mario Alessi verrà ascoltato anche Luciano Aviello, la cui testimonianza era stata richiesta dai legali di Amanda Knox. Aviello, ex camorrista detenuto nel carcere di Alba, ha sostenuto, anche con lettere inviate alla corte d’assise, che ad uccidere Meredith fu suo fratello. Aviello ha anche sostenuto di sapere dove si trovi la vera arma del delitto, che lui stesso avrebbe raccolto, e le chiavi di casa di Meredith, mai ritrovate.

Il provocatore Paolini Gabriele Paolini, noto per le sue incursioni dinnanzi alle telecamere, questa mattina era fuori le porte del tribunale di Perugia, con in mano un megafono, a contestare la risonanza mediatica che hanno i fatti di cronaca nera. E’ stato però invitato ad allontanarsi dal luogo in cui i giornalisti intervistavano i legali, all’uscita dall’udienza

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