Sequestrati il casale di Pietralunga indicato dagli inquirenti come base dell’associazione «Conoscenza e Libertà», i terreni vicini, una Jeep Renegade e 10.880 euro in contanti, oltre a 30 franchi svizzeri. È la nuova svolta nell’inchiesta della Procura di Perugia sulla presunta setta che aveva già portato in carcere il presunto «maestro» Alfredo Mangone e ai domiciliari la moglie Tatiana Ionel.
Il provvedimento Il sequestro preventivo è stato disposto dal gip Valeria Casciello ed eseguito questa mattina dalla polizia. La richiesta della Procura è stata accolta in parte: il giudice ha invece rigettato il sequestro dei saldi attivi presenti sui conti correnti intestati all’associazione «Conoscenza e Libertà Ets» e a Mangone, ritenendo la domanda «generica e indeterminata» e non sufficientemente collegata al profitto diretto dei reati contestati. Secondo il gip il casale in frazione Castelguelfo, località Vocabolo Formelli, la Jeep Renegade e il denaro trovato nella disponibilità di Mangone costituiscono «profitto» delle condotte di truffa aggravata e dell’estorsione provvisoriamente contestate.
L’inchiesta Le indagini, avviate dopo la segnalazione del padre di un membro del gruppo, sono condotte dalla polizia di Perugia e dal Servizio centrale operativo del Dipartimento. Nell’ipotesi accusatoria all’interno dell’associazione sarebbe stata costituita una struttura organizzata finalizzata a commettere una «serie indeterminata» di reati contro il patrimonio, in gran parte truffe aggravate, con alcuni episodi di estorsione e violenza sessuale contestati nell’inchiesta. Nel provvedimento si legge che gli indagati avrebbero fatto leva «sui bisogni, sulle debolezze fisiche e sulla fragilità» degli adepti, inducendoli a credere che solo attraverso riti sciamanici o alchemici, offerte di denaro e forme di sottomissione avrebbero potuto trovare sollievo, guarire da malattie, evitare pericoli spirituali o «acquistare un grande potere» per cambiare la propria vita.
Il casale L’immobile sequestrato – secondo la ricostruzione del giudice – sarebbe stato acquistato dall’associazione «Conoscenza e Libertà Ets» il 29 maggio 2025. Per il gip, l’unità negoziale sarebbe «certamente il frutto dell’immediata trasformazione» delle somme versate da alcune persone offese. Nel provvedimento vengono indicate, tra le altre, le somme di 98.500 euro, 195.000 euro, 150.000 euro e 72.000 euro, che sarebbero state impiegate mediante bonifici recanti la causale dell’acquisto dell’immobile. A queste si aggiungerebbero versamenti e lavori prestati gratuitamente da altri aderenti per la ristrutturazione del casale.
Le accuse Secondo gli atti, Mangone e Ionel avrebbero invitato gli adepti ad abbandonare l’attaccamento ai beni materiali, salvo poi chiedere denaro, autovetture, orologi o prestazioni lavorative. Il giudice richiama anche il fatto che Mangone e Ionel avrebbero fissato la propria residenza anagrafica nel casale di Pietralunga e che le autovetture acquistate da alcune persone offese sarebbero state utilizzate dagli indagati. Agli indagati viene attribuito un ruolo diverso all’interno del gruppo: Mangone e Ionel come «maestri» legati alle pratiche alchemiche; altri indagati come referenti del gruppo degli sciamani, curanderi o collaboratori nei rituali.
Le minacce Il gip richiama anche la condotta estorsiva contestata a Mangone nei confronti di una donna che, a giugno 2025, aveva iniziato a mettere in discussione le dinamiche interne dell’associazione e a esprimere perplessità sui debiti contratti per lui e per Ionel. Secondo l’accusa, Mangone le avrebbe detto che l’avrebbe cercata ovunque e trovata per tagliarle la lingua. In un altro episodio, dopo avere saputo della volontà della donna di rientrare in possesso dell’autovettura acquistata per lui, le avrebbe detto che, se avesse parlato ancora di denaro, le avrebbe «ficcato» un chiodo che brandiva nella pancia e l’avrebbe fatta sanguinare. Per il gip, si tratta di condotte con «connotati minatori», da valutare anche nel contesto di soggezione psicologica in cui la donna avrebbe versato.
Il denaro Il sequestro riguarda anche 10.880 euro e 30 franchi svizzeri trovati nella disponibilità di Mangone durante la perquisizione personale del marzo scorso. Per il giudice, le modalità di rinvenimento del denaro, in contanti e in valute diverse, portato addosso dall’indagato «mentre era in procinto di darsi alla fuga», consentono di ritenere la provenienza illecita delle somme, nei limiti del quadro indiziario. Diversa la valutazione sui conti correnti. Il gip sottolinea che non è stato quantificato con esattezza il profitto complessivo delle truffe aggravate consumate e che non è possibile stabilire se eventuali giacenze sui conti siano profitto diretto delle condotte contestate o somme di provenienza lecita. Uno dei conti indicati dalla Procura, inoltre, risulta chiuso il 24 maggio 2024 per decisione unilaterale della banca. Mangone e Ionel sono difesi dagli avvocati Emanuele Fierimonte e Deborah Wahl. Le indagini non sono ancora concluse.
